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Fase 3: cinema sempre più forte con evento ricordo ‘Lo chiamavano Trinità’

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Venezia, 8 set. (Labitalia) – Il settore del cinema continua nella sua marcia contro il Covid e dà appuntamento a Venezia il prossimo 11 settembre, alle ore 19, per ricordare i 50 anni del cult movie ‘Lo chiamavano Trinità’, che proprio in questo 2020 festeggia il traguardo del mezzo secolo di vita. L’organizzazione, sotto l’egida morale della Città di Venezia, in collaborazione con l’Associazione veneziana albergatori e l’Associazione culturale Occhio dell’Arte APS, è in concomitanza con la Mostra del Cinema di quest’anno, e l’evento culturale prodotto ha come titolo ‘Lo chiamavano Trinità-Racconti da una magia’ (1970/2020).

Gli ospiti incontreranno e sentiranno dal vivo ospiti d’eccezione, legati indissolubilmente a quell’indimenticabile successo internazionale : lo sceneggiatore, regista e scrittore Marco Tullio Barboni (figlio di quell’Enzo Barboni/E. B. Clucher, che Trinità lo scrisse e lo diresse, inaugurando una pagina indimenticabile del cinema italiano) e il produttore cinematografico, sceneggiatore e regista Giuseppe Pedersoli (figlio di quel Carlo Pedersoli/Bud Spencer amatissimo protagonista nello Sport prima e nel cinema poi).

Un’intervista pubblica ai due figli d’arte tra ricordi, fotografie e qualche pillola video sarà curata dalla presidente dell’Occhio dell’Arte APS Lisa Bernardini, che coordinerà una narrazione-testimonianza della profonda amicizia dei rispettivi padri, continuata poi nella generazione dei figli.

Marco Tullio Barboni svelerà aneddoti nascosti legati al set e vissuti in prima persona, perché esordi’ appena diciottenne in qualità di secondo aiuto regista. Racconterà dettagli, particolari, episodi di quel Film che sono sconosciuti al grande pubblico poiché relativi al back stage, e descriverà l’importanza magica di alcuni incroci del caso che hanno portato alla creazione di un amatissimo capolavoro di Cinema famoso ovunque sin dagli esordi. Giuseppe Pedersoli, dal canto suo, svelerà aspetti pubblici e privati del padre, descrivendone il carisma ed il carattere sfaccettato da uomo imprevedibile e dal temperamento affascinante, dotato per natura di prestanza fisica e talento, celebrato con affetto in ogni parte del mondo.

“Lo chiamavano Trinità – dice all’Adnkronos/Labitalia Barboni – compie cinquant’anni e tra le sue tante magie, quella rappresentata dall’affetto che generazioni di spettatori e telespettatori continuano a tributargli, non smette di stupirmi e più di ogni altra mi riempie il cuore pensando alla soddisfazione che a mio padre sarebbe derivata dall’essere la sua creatura ancora in grado, dopo mezzo secolo, di originare sorrisi, leggerezza, simpatia”.

“Se – sottolinea – ai numerosi appuntamenti organizzati per festeggiare il cinquantennale del film partecipo sempre, è quasi pleonastico sottolinearlo, con grande piacere, questo è ancora più vero in occasione dell’evento in Cà Sagredo, per il fascino che ha sempre esercitato su di me Venezia, città che, complice il fatto di aver avuto uno zio per oltre quarant’anni direttore amministrativo dell’isola di San Giorgio, ho goduto del privilegio di conoscere fin da bambino per poi scoprirne, complice stavolta il grande amore dei miei cugini per la loro città, sempre di più ad ogni visita. Tornarci in questa circostanza, per giunta in concomitanza con la 77° Mostra del Cinema, per celebrare il film che ha rappresentato un fondamentale momento di svolta della mia vita, anche professionale, è davvero una grande gioia”.

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