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Cossiga, monsignor Paglia: “Protagonista assoluto e originale della vicenda italiana”

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Città del Vaticano, 16 ago. (Adnkronos) – di Enzo Bonaiuto

Protagonista politico assoluto e grande ragionatore divoratore di libri, cattolico senza compromessi e rigido difensore della laicità dello Stato, fedele nelle amicizie e ironico fino a sfidare il paradosso durante le instancabili discussioni e prese di posizione, talora spiazzanti. E’ il Francesco Cossiga privato e pubblico, sempre originalissimo, che a dieci anni dalla scomparsa ricorda all’AdnKronos monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, amico di una vita dell’esponente politico democristiano, prima e dopo il Quirinale.

“Non c’è dubbio che Francesco Cossiga è stato uno dei protagonisti assoluti della vicenda italiana dal secondo Novecento, nella sua originalità e nella coscienza di una doppia appartenenza: alla Nazione e alla Chiesa, nel solco della tradizione del cattolicesimo liberale, sempre con rigore assoluto e assoluta coerenza”, sottolinea monsignor Paglia.

“Ha vissuto la sua esperienza politica ispirandosi a una corrente politica e filosofica che lo rendeva, allo stesso tempo, pieno figlio della Chiesa e fiero servitore della Patria fedele ai valori repubblicani; dal momento in cui scelse la sua militanza politica, non portò mai più il distintivo dell’Azione Cattolica cui apparteneva, a testimoniare la sua ferma convinzione dell’importanza della laicità dello Stato, pur nella coerenza e nello scrupolo di cristiano impegnato in politica”, ricorda.

“Il suo cristianesimo di cattolico liberale si ispirava alla grande tradizione rosminiana – osserva il presidente della Pontificia Accademia della Vita – e ricordo con quanta passione interloquiva con l’allora cardinale Joseph Ratzinger affinché Rosmini fosse pienamente riabilitato dalla Chiesa e dal Vaticano. Lui non disdegnava un rigorismo che lo portava anche ad essere protagonista di alcuni eccessi e a rifiutare tanti compromessi pur di difendere le sue posizioni”.

Anche con la Comunità di Sant’Egidio, di cui monsignor Vincenzo Paglia è consigliere spirituale, sono stati saldi e frequenti… “Certamente. L’incontro con me e con la Comunità di Trastevere nasce in relazione all’immigrazione, quando morì Jerry Maslo, rifugiato sudafricano, raccoglitore di pomodori che fu ucciso a Villa Literno da una banda di criminali: ci inviò un telegramma di condoglianze e poi volle farci una visita, da Capo dello Stato”.

Per monsignor Paglia, “tutta la sua ascesa politica, fino al Quirinale, è stata in piena coerenza con le sue posizioni teoriche, come cattolico liberale e come democristiano. Guardava sempre con passione, in Parlamento come al Governo, da Presidente della Repubblica e poi da senatore a vita, le vicende dell’Italia, dell’Europa e del Vaticano; e non dismise mai i suoi interventi, che talora furono definiti ‘picconate’, sia nel campo del Paese che in quello della Chiesa, partecipando sempre in modo appassionato e talvolta dissacrante a convegni, incontri, dibattiti, prese di posizione pubbliche, articoli sui giornali”.

Era anche un attento osservatore dei fatti del mondo: “Il 1989 fu per lui un importante punto di svolta: con una sorprendente lucidità, comprese prima di altri che era oramai terminato un periodo della Storia italiana e internazionale e quindi anche del rapporto dei cattolici con la politica: ‘se non cambiamo, ci verranno a prendere a sassate per strada’, avvertì ben prima del lancio di monetine davanti all’hotel Raphael… Era un anticipatore degli eventi, lo è sempre stato rispetto alla fase che viveva e anche per questo non veniva sempre compreso subito, era sempre più avanti di tutti gli altri”, chiosa l’esponente del Vaticano.

Quanto al Cossiga privato, “mostrava un grande bisogno di incontri personali, di calore umano, di amicizie solide e durature, non disdegnando di fare le ore piccole nel discutere fino a tarda notte: era un narratore instancabile, un grande affabulatore, mai banale e dotato di una particolarissima ironia spesso paradossale e spiazzante”, sorride monsignor Paglia.

“Ricordo che una volta organizzammo a Milano, come Comunità di Sant’Egidio, un incontro cui fu invitato anche un musulmano e lui scrisse sul ‘Corriere della sera’ un articolo violentissimo contro questa scelta; due giorni dopo, viste le mie rimostranze e anche quelle di qualcuno della Curia, scrisse un altro editoriale, firmato non Francesco Cossiga ma Franco Bollo, che contestava radicalmente e razionalmente l’articolo che lui stesso aveva scritto due giorni prima… Che dire di più?”.

Magari, si può raccontare un aneddoto finale… “Ne avrei tantissimi, scelgo questo che mi riguarda personalmente, diciamo un ricordo intenerito – racconta monsignor Paglia – Un cardinale, molto vicino a Cossiga, gli rivelò in anticipo che ero stato nominato vescovo; allora lui convocò una riunione nella sacrestia della mia parrocchia, chiedendo al direttore dell’AdnKronos Pippo Marra, suo grande amico, di comprare uno zucchetto viola: praticamente, mezz’ora prima della ufficialità in Vaticano, fu lui a ‘incoronarmi’ vescovo… Qui, c’è tutto Cossiga!”.

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