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Coronavirus, Mattioli (Anip): “Serve riaprire, noi pronti a sanificare imprese”

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Roma, 21 apr. (Labitalia) – “E’ il momento di far scattare la fase 2, con le dovute cautele. Fermare il Paese è stato necessario, oggi occorre gradualità ma serve riaprire: le nostre aziende vivono a servizio del funzionamento e della vivibilità e salubrità di uffici, mezzi di trasporto, spazi commerciali, hub aeroportuali… Se tutto è fermo, intorno a noi, anche il nostro comparto collasserà. Gli interventi di sanificazione costanti nelle aziende? Noi siamo pronti: abbiamo tutto il know how necessario per garantire la sanificazione alle imprese ed agli enti che lo richiederanno”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Lorenzo Mattioli, presidente di Anip Confindustria, associazione nazionale imprese di pulizie e servizi integrati, sulla riapertura delle attività produttive.

Anip rappresenta oltre 500mila lavoratori potenziali riferiti ad una platea di 37mila aziende per un fatturato di 20 miliardi di euro.”Quello dei Servizi è il più grande cantiere che il Paese possa avere: in una economia sempre più terziarizzata ci aspettiamo risultati in crescita. Sempre che l’Italia sappia superare in breve tempo gli effetti del lockdown”, spiega Mattioli.

E per Mattioli il ruolo delle aziende che rappresenta è centrale per la ripartenza. “Abbiamo un confronto costante con le istituzioni ed abbiamo fatto comprendere al governo che la sanificazione è proprio la ripartenza del Paese. Esistono, però, oggettive difficoltà nell’interlocuzione. Nella task force Colao per la ripartenza non siamo stati coinvolti. E questo è un paradosso, anzi, è un fatto grave”, sottolinea. E in conclusione al governo Mattioli indirizza questo messaggio: “La ripartenza è necessaria, ma prima delle date occorre un metodo. Non possiamo avere un Paese a 21 velocità e comunque servono criteri certi: non mettiamo in antagonismo salute e lavoro, salute ed economia. Basta improvvisazione: in Italia si può lavorare e le nostre imprese lo stanno dimostrando”, aggiunge.

E Mattioli ha sottolineato che con lo scoppio dell’emergenza coronavirus “abbiamo registrato un aumento almeno quadruplicato di richieste di interventi di sanificazione presso enti e aziende”. E anche per le aziende associate ad Anip in queste settimane il lavoro è ‘cambiato’. “Il lavoro per un comparto eminentemente labour intensive è cambiato -spiega Mattioli- nel senso che ha conosciuto una intensificazione massiccia. Le imprese sono costituite soprattutto da operai, in maggior parte donne, che lavorano per la pulizia, l’igiene e la sanificazione. Attività che vanno gestite in loco, con tutti i rischi del caso. Inoltre l’avvento del coronavirus e le notizie che abbiamo sotto il profilo scientifico hanno inciso sui protocolli in uso del processo di sanificazione”, sottolinea.

Ma qual’è il costo per un intervento di sanificazione presso un’azienda o un ente? “Non esiste -spiega Mattioli- un tariffario preciso, e dare indicazioni sarebbe fuorviante. Esistono costi di riferimento negli appalti pubblici, la cui definizione è sin troppo complessa, affidata a formule matematiche. Ma anche i costi che un privato può affrontare sono variabili: la grandezza dell’ambiente o la superficie, l’esposizione al rischio infettivo, la qualità dei prodotti, la serietà di una azienda che offre prezzi tanto più bassi quanto maggiore è il risparmio su personale e attrezzature”, sottolinea.

Secondo Anip serve comunque uno sforzo in più da parte del governo. “In linea di massima -spiega Mattioli- abbiamo una certezza, ovvero che i 20mila euro come credito d’imposta per la sanificazione sono pochi, soprattutto se pensiamo alla frequenza con cui occorrerà farla. Forse la cifra aumenterà con i futuri provvedimenti, ma oggi non è molto il credito d’imposta, visto che dovrebbe alleggerire costi affrontati per degli ambienti di lavoro e degli strumenti di lavoro, come per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e sicurezza dei lavoratori. Sulle modalità per usufruirne, poi, si naviga a vista poiché manca ancora il decreto attuativo”, aggiunge.

Di certo secondo Mattioli uno dei problemi per le aziende del settore è l’approvigionamento dei dpi, i dispositivi di protezione individuale. “Dall’inizio dell’emergenza denunciamo la difficoltà nel reperire mascherine per il nostro settore, chiedendo canali di approvvigionamento sicuri, soprattutto per i lavoratori esposti negli ambienti sanitari. Invece questo non è accaduto: il governo ci considera attività primarie ma i nostri lavoratori combattono quasi a mani nude”, sottolinea Mattioli.

“La grande capacità di gestione delle imprese e l’abnegazione dei nostri addetti sino ad ora ha limitato i danni, e sta dando seguito ad una delle operazioni di sanificazioni più grandi che si sia mai fatta in Italia. Le nostre imprese hanno fatto enormi passi avanti, e stanno sperimentando già, per i propri lavoratori, strumenti di tracciamento tecnologico in stile Corea’”, conclude Mattioli.

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