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Mafia: Aiello (M5S), ‘chiedo scusa per scarcerazioni boss, minata fiducia in Stato’

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Palermo, 2 mag. (Adnkronos) – “Quando sono cominciate a circolare le voci in merito alle scarcerazioni di pericolosi boss, molti dei quali condannati al regime carcerario del 41 bis, come tanti, come tutti ho vissuto momenti di assoluto sgomento , incredulità, devastazione interiore. Sono stata assalita da un profondo sentimento di abbandono, di tradimento da parte di un’istituzione nella quale ho sempre creduto”. E’ quanto scrive in una lettera aperta la deputata M5S Piera Aiello, testimone di giustizia. Che “chiede scusa” per le scarcerazioni. Alle “vittime di mafia, ai parenti, ai testimoni di giustizia, ai sopravvissuti ed ai tanti operai dell’antimafia sociale che quotidianamente si adoperano per commemorare le vittime di mafia e per diffondere una cultura che non può e non deve contemplare un condono mascherato dall’incompetenza e dall’inefficienza di tanti”. “Quanto successo è di una gravità che ha dell’irreale, è stata minata in maniera forse irreversibile la fiducia nello Stato, quella fiducia che ha indotto il mondo dell’antimafia a chiedersi se vale ancora la pena svolgere questa importante funzione sociale”, denuncia.

“Avevo di fronte due scelte: Fare dichiarazioni roboanti che si sarebbero forse confuse tra le tante deliranti dichiarazioni nelle quali molti politici arrivano a contraddirsi nell’arco della stessa giornata – dice – Decidere in maniera silente, responsabile e determinata di rimediare a quello che considero un grandissimo errore politico-giudiziario. Non mi interessava attribuire colpe o fare la voce grossa per manie di protagonismo. Era importante ricercare soluzioni immediate ad una vicenda nella quale c’era il rischio che altri pericolosi criminali uscissero dal carcere”.

“Ho scelto di interpellare, supplicare, minacciare tutti coloro che potevano e dovevano porre rimedio al rivoltante esodo che poteva portare a conseguenze ancora più devastanti – aggiunge- Ho indicato soluzioni, suggerito nomi che potessero portare ai vertici del DAP, persone di comprovate capacità professionali e di indiscutibili qualità etiche e morali. Era indispensabile nominare persone in grado di dare a tutti noi quella indispensabile certezze circa il buon funzionamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”.

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