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Carceri: ‘Di Matteo? Zio Carmè, questi sono pazzi’, le intercettazioni in 41 bis al Dap (2)

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(Adnkronos) – E gli uomini del Gruppo Operativo Mobile della polizia penitenziaria dopo avere ascoltato quegli ‘sfoghi’ li hanno riportati nelle loro relazioni. Parola per parola. Proprio in quei giorni ci fu l’incontro tra Di Matteo e il Guardasigilli: “Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – ha spiegato Di Matteo a Giletti in una telefonata arrivata a sorpresa durante il dibattito sulle scarcerazioni dei boss– o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore di tempo di tempo per dare una risposta”, ma “quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini”. E aggiunge: “Forse qualcuno lo aveva indotto a ripensarci…”. Poi spiega: “Alcune informazioni che il Gom della polizia penitenziaria aveva trasmesso alla procura nazionale antimafia ma anche alla direzione del Dap, quindi penso fossero conosciute dal ministro, avevano descritto la reazione di importantissimi capimafia, legati anche a Giuseppe Graviano e ad altri stragisti all’indiscrezione che io potessi essere nominato a capo del Dap“.

Ma il diretto interessato smentisce e telefona alla trasmissione per dire di essere “esterrefatto nell’apprendere che viene data un’informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato”. “Cioè che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all’interno del ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni”.

E precisa:”Gli ho parlato della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui, gli dissi che tra i due ruoli per me era più importante quello di direttore degli affari penali, più di frontiera nella lotta alla mafia ed era stato il ruolo ricoperto da Giovani Falcone”. Per questo, sostiene Bonafede, si era mosso per offrire il Dap a Basentini: “A me era sembrato, ma evidentemente sbagliavo, che fossimo d’accordo ma il giorno dopo mi disse di non volere accettare gli affari penali voleva il Dap, ma io nel frattempo avevo già fatto”.

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