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Un campo di girasoli robot

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Come i girasoli, questi dispositivi catturano l’energia solare da poter riutilizzare

Uno studio dell’Università della California, in collaborazione con l’Università dell’Arizona, ha sfruttato il meccanismo naturale dei girasoli per produrre energia.

Questo meccanismo è definito fototrofismo, cioè la capacità di muoversi seguendo una fonte luminosa. I SunBot, questo il nome dei dispositivi, sono mini-girasoli robotici in grado di catturare il 90% della luce solare anche quando non è diretta.

La capacità di spostarsi e regolarsi in base all’angolazione luminosa deriva dalla configurazione del dispositivo.

Esso, infatti, è composto da un gambo dal diametro di circa 1 millimetro, realizzato in polimetro infuso con un nanomateriale. Il nanomateriale assorbe la luce e la converte in calore, mentre il polimero si restringe in risposta all’aumento delle temperature.

La parte del gambo esposta alla luce si scalda e si allunga verso il raggio solare: una volta avvenuto l’allineamento con il raggio la parte che rimane in ombra si raffredda e interrompe il movimento.

I ricercatori sostengono che i SunBot, hanno un’efficienza di 4 volte superiore dei normali pannelli fotovoltaici.

La nuova tecnologia per il fotovoltaico è stata realizzata sfruttando una miscela di idrogel a base di nanoparticelle d’oro, sistemi cristallini, polimeri vari e coloranti, che insieme hanno dato vita a un mini-pannello capace di rispondere allo stimolo luminoso o al calore.

Proprio in questa duplice risposta (che si può ottenere anche con l’impiego di materiali diversi) risiederebbe la capacità di “seguire” la luce solare, mimando quella tipica dei girasoli.

Non si esclude l’idea di poter realizzare in futuro dei veri e propri campi di girasoli artificiali da cui ricavare un quantitativo ingente di energia pulita.

 

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