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Dove buttare il vecchio computer?

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Per costruire un pc sono necessari 240 kg di carburante fossile. Ci sono diversi modi di recupero del pc per non buttarlo in un angolo della strada a finaco di un cassonetto o dimenticarlo in soffitta. Leggi come puoi recuperarlo oppure donarlo, a Cesena, grazie ad Hera, è nata un’iniziativa finalizzata proprio a questo

di Antonio Galdo

www.nonsprecare.it

 

Il computer è ormai una sorta di protesi dei nostri corpi, dei nostri cervelli e, in qualche caso, delle nostre anime. Nessuno di noi può farne a meno, ed è sempre opportuno ricordare quante opportunità ci regala un oggetto nato nel secondo Novecento, in realtà, soltanto come una macchina calcolatrice. Opportunità che crescono in modo esponenziale, grazie alla regola in base alla quale tecnologia produce tecnologia. Chi potrebbe oggi, ragionevolmente, rinunciare a un modello più avanzato e più efficace di computer laddove questo oggetto serve, per esempio, a lavorare oltre che a comunicare? Nessuno.

Però il continuo ricambio di pc e dintorni, che avviene anche per naturale obsolescenza e talvolta per pura speculazione di marketing delle imprese produttrici, si accompagna a un fenomeno scandaloso: lo spreco dei computer. Quelli vecchi, da sostituire, li gettiamo nelle discariche; li piazziamo in qualche soffitta eo cantina; e se siamo particolarmente incivili li lasciamo marcire in un contenitore dei rifiuti o in un angolo della strada. Eppure una semplice statistica ci dice che per realizzare un pc da 17 pollici sono necessari 240 chilogrammi di carburante fossile e se ogni cittadino europeo riuscisse a recuperare dalla rottamazione dei computer usati quattro chilogrammi di apparecchiature elettriche ci sarebbe un risparmio pari a 2,8 milioni di tonnellate di petrolio all’anno.

Vi sembra poco? Il riciclo non è molto complicato, esistono consorzi e aziende che se ne occupano in modo specifico, e ha il vantaggio di rimettere in circolazione materiali importanti, contenuti nel computer, come il piombo, il mercurio, il cadmio. E perfino l’oro. L’attività di recupero e di riutilizzazione dei vecchi computer, con un neologismo anglosassone, è conosciuta come trashware, la sintesi di trash, cioè rifiuto, e hardware, quello appunto delle apparecchiature elettroniche. Poi c’è una seconda possibilità per non sprecare il vecchio computer: donarlo. E’ una strada che, grazie alla straordinaria rete del volontariato e all’azione di qualche amministrazione locale più illuminata, inizia ad essere battuta da molti italiani. A Cesena, per esempio, le istituzioni locali sostengono e pilotano un progetto molto efficace di riconversione del materiale tecnologico.

L’amministrazione comunale, con l’università di Bologna e con il supporto della società Hera, l’azienda territoriale che si occupa tra l’altro anche di smaltimento dei rifiuti, hanno messo in campo un progetto con il quale ogni mese si recuperano decine di computer che altrimenti finirebbero per appesantire la catena di smaltimento. A chi vanno i pc salvati dal disastro ecologico? Alle scuole, che spesso non hanno i soldi in budget per acquistarli, e alle associazioni di volontariato che sanno bene come utilizzarli. In ogni caso, con questo meccanismo si impedisce un gravissimo spreco che colpisce l’ambiente e le tasche dei consumatori.

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