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Il cemento che raffredda le città: Isole di calore nel 2026

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di Redazione Ecoseven – 25/06/2026

Cemento che raffredda isole di calore Coolcrete

Un team di ricerca europeo ha sviluppato un nuovo tipo di cemento capace di raffreddarsi da solo, senza consumare energia. Si chiama “Coolcrete” (il cemento che raffredda) e nasce da un’idea sorprendente: reinventare il calcestruzzo degli antichi Romani con la fisica moderna. Il materiale riflette circa il 95% della luce solare e disperde il proprio calore verso lo spazio, restando fino a 2°C più fresco dell’aria anche sotto il sole battente. Secondo le simulazioni dei ricercatori, applicato su larga scala potrebbe abbassare la temperatura delle superfici urbane fino a 10°C durante le ondate di calore e ridurre i consumi energetici per il condizionamento di circa il 50% nelle regioni più calde. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Advanced Science nel 2025. Ecco come funziona e perché potrebbe cambiare il volto delle città.

D’estate le città sono forni. Il cemento e l’asfalto assorbono il sole tutto il giorno e lo restituiscono come calore fino a notte fonda, rendendo i centri urbani molto più caldi delle campagne circostanti: è il fenomeno noto come “isola di calore”. E se il problema — il cemento — potesse diventare la soluzione? È esattamente l’idea dietro questa invenzione, che prende il materiale più diffuso e problematico delle nostre città e lo trasforma in un dispositivo di raffreddamento.

Cos’è il Coolcrete il cemento che raffredda le città

Il Coolcrete è un materiale cementizio sviluppato da un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da Jorge S. Dolado del Centro de Física de Materiales (CFM) di San Sebastián, in Spagna, con la collaborazione dell’Università KU Leuven in Belgio.

La sua particolarità è la capacità di raffreddamento radiativo diurno (in inglese PDRC, Passive Daytime Radiative Cooling). In parole semplici: è un cemento che, esposto al sole, invece di scaldarsi e accumulare calore come quello tradizionale, riflette la radiazione solare e disperde il proprio calore, mantenendosi più fresco dell’ambiente che lo circonda.

Finora nessun materiale cementizio era riuscito a sostituire davvero il calcestruzzo comune mantenendo questa proprietà. Il Coolcrete, secondo i suoi sviluppatori, è il primo a unire prestazioni di raffreddamento di alto livello e piena compatibilità con le attuali tecniche di costruzione.

Come funziona: riflettere il sole e spedire il calore nello spazio

Il meccanismo del cemento che raffredda si fonda su due capacità combinate, ed è elegante nella sua fisica.

La prima è una altissima riflettanza solare: il materiale respinge circa il 95% della luce del sole (un valore di riflettanza di 0,95), evitando così di assorbire calore. La seconda è una elevata emissività nell’infrarosso: il Coolcrete irradia il proprio calore con grande efficienza (emittanza intorno a 0,91) in una precisa banda di lunghezze d’onda — la cosiddetta “finestra atmosferica”, tra circa 8 e 13 micrometri — in cui l’atmosfera diventa quasi trasparente e lascia passare la radiazione fino allo spazio, che è freddissimo.

È lo stesso principio del raffreddamento radiativo passivo, lo stesso meccanismo con cui la Terra si raffredda di notte, che abbiamo approfondito parlando del metamateriale dell’ENEA. La novità del Coolcrete è applicarlo non a una pellicola sottile, ma a un vero e proprio materiale da costruzione strutturale.

Il risultato misurato è notevole: il materiale sviluppa una potenza di raffreddamento superiore a 45 watt per metro quadrato e, nelle giornate calde sopra i 30°C, resta fino a 2°C più fresco dell’aria circostante anche sotto un’intensa irradiazione solare.

Il segreto: il calcestruzzo romano reinventato

Qui sta l’aspetto più affascinante del cemento che raffredda, ed è anche un bell’esempio di come la scienza guardi al passato per risolvere i problemi del futuro.

Gli antichi Romani erano maestri nella produzione di calcestruzzo: opere come il Pantheon, con la sua cupola, sono in piedi da quasi duemila anni. Il loro segreto era una particolare miscela di calce e materiali pozzolanici (in origine ceneri vulcaniche). I ricercatori hanno ripreso quella ricetta e l’hanno modernizzata con un’intuizione precisa: al posto delle ceneri vulcaniche hanno usato le zeoliti, minerali dalla struttura microporosa cristallina.

Le zeoliti sono la chiave di tutto. Inserite in grande quantità nell’impasto, conferiscono al materiale proprio quelle proprietà ottiche — alta riflettanza solare ed elevata emissività nella finestra atmosferica — necessarie per il raffreddamento radiativo. In più, la porosità finissima del composito favorisce la diffusione della luce (un fenomeno fisico chiamato scattering di Mie), che amplifica ulteriormente la capacità di raffreddarsi. In sostanza, i ricercatori hanno trasformato un’antica malta romana in un materiale fotonico ad alte prestazioni.

Un piccolo quantitativo di alite (un componente tipico del cemento Portland moderno) viene aggiunto per accelerare l’indurimento e migliorare le proprietà meccaniche. Il metodo di produzione, sottolineano gli autori, è semplice, economico e pienamente compatibile con le tecnologie edilizie attuali.

Cosa significa concretamente

Tradotto in implicazioni pratiche, ecco perché questa invenzione potrebbe contare per le nostre città.

Per la lotta alle isole di calore, l’impatto potenziale è significativo. Le simulazioni dei ricercatori indicano che l’uso del Coolcrete potrebbe abbassare la temperatura delle superfici urbane fino a 10°C durante le ondate di calore. Considerando che marciapiedi, strade e parcheggi sono tra i principali responsabili del surriscaldamento urbano, sostituire i materiali tradizionali con uno auto-raffreddante agirebbe direttamente sulla causa del problema.

Per i consumi energetici e le emissioni, il beneficio è doppio. Edifici e superfici più freschi significano meno bisogno di aria condizionata: le stime parlano di una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO₂ fino a circa il 50% nelle regioni a clima caldo. Meno condizionatori accesi vuol dire anche meno calore di scarto immesso nelle strade, in un circolo virtuoso.

Per la salute pubblica, infine, ridurre il caldo urbano non è un dettaglio estetico. Le ondate di calore comportano rischi concreti, dai colpi di calore all’aggravamento di patologie, soprattutto per anziani e persone fragili. Raffreddare le città è una misura di adattamento climatico con ricadute dirette sul benessere.

I limiti reali del cemento che raffredda: a che punto siamo

Serve la consueta onestà, perché tra una scoperta di laboratorio e una città più fresca c’è una strada da percorrere.

Il primo punto è la fase di sviluppo. Si tratta di una ricerca scientifica pubblicata, con risultati ottenuti su campioni e attraverso simulazioni, non di un prodotto già disponibile sul mercato. Le cifre più impressionanti — il calo di 10°C delle superfici urbane e il -50% dei consumi — derivano da modelli e proiezioni, che andranno confermati con sperimentazioni su larga scala e in condizioni reali.

Il secondo riguarda la durabilità nel tempo. Una superficie chiara e riflettente, esposta a smog, polvere e usura, tende a sporcarsi: mantenere nel tempo una riflettanza del 95% in un ambiente urbano reale è una sfida che i materiali di questo tipo devono ancora dimostrare di superare pienamente.

Il terzo è la scala industriale. Gli autori sottolineano la compatibilità con le tecniche costruttive esistenti e i bassi costi, due fattori decisivi e incoraggianti; ma il passaggio dalla formulazione di laboratorio alla produzione massiva, mantenendo prestazioni e costi competitivi, resta il banco di prova di ogni nuovo materiale.

In sintesi: il Coolcrete è una delle idee più promettenti e concrete viste finora per affrontare il surriscaldamento urbano, e il suo aggancio alla sapienza costruttiva romana lo rende anche affascinante. Non è ancora il materiale con cui sono lastricate le nostre strade, ma indica una direzione di ricerca solida — e dimostra che, a volte, la soluzione ai problemi di domani può nascere reinterpretando le intuizioni di duemila anni fa.

FAQ – Domande frequenti

Cos’è il Coolcrete?

È un nuovo materiale cementizio sviluppato da un team di ricerca europeo guidato dal Centro de Física de Materiales di San Sebastián, in collaborazione con la KU Leuven. È capace di raffreddamento radiativo diurno: esposto al sole, invece di accumulare calore come il cemento normale, riflette la luce solare e disperde il proprio calore, restando fino a 2°C più fresco dell’aria circostante senza consumare energia.

Come fa il cemento a raffreddarsi da solo?

Grazie a due proprietà combinate: riflette circa il 95% della luce solare (quindi assorbe pochissimo calore) e irradia il calore che possiede in una banda dell’infrarosso — la “finestra atmosferica” tra 8 e 13 micrometri — in cui l’atmosfera è trasparente e lascia disperdere l’energia verso lo spazio. È lo stesso principio del raffreddamento radiativo passivo con cui la Terra si raffredda di notte.

Perché si ispira agli antichi Romani?

Perché riprende la ricetta del celebre calcestruzzo romano, basato su calce e materiali pozzolanici, e la modernizza. Al posto delle ceneri vulcaniche usate dai Romani, i ricercatori impiegano le zeoliti, minerali microporosi che conferiscono al materiale le proprietà ottiche necessarie al raffreddamento radiativo. È una reinterpretazione moderna di una tecnica antica di quasi duemila anni.

Di quanto può raffreddare le città?

Secondo le simulazioni dei ricercatori, il cemento che raffredda, applicato su larga scala, potrebbe abbassare la temperatura delle superfici urbane fino a 10°C durante le ondate di calore e ridurre i consumi energetici per il condizionamento e le emissioni di CO₂ fino a circa il 50% nelle regioni a clima caldo. Si tratta però di stime da confermare con sperimentazioni reali su vasta scala.

È già disponibile il cemento che raffredda?

No. Si tratta di una ricerca scientifica pubblicata sulla rivista Advanced Science nel 2025, con risultati ottenuti su campioni e tramite simulazioni. Il materiale è economico e compatibile con le tecniche edilizie esistenti, ma il passaggio alla produzione su larga scala e la verifica della durabilità nel tempo (mantenere la riflettanza nonostante smog e polvere) sono ancora da dimostrare.

In breve

Il Coolcrete è un cemento innovativo capace di raffreddarsi da solo, senza energia, sviluppato da un team europeo guidato dal Centro de Física de Materiales di San Sebastián con la KU Leuven. Riflette circa il 95% della luce solare e disperde il proprio calore verso lo spazio attraverso la “finestra atmosferica” dell’infrarosso, restando fino a 2°C più fresco dell’aria. Il suo segreto è la reinterpretazione moderna del calcestruzzo romano: al posto delle ceneri vulcaniche usa le zeoliti, minerali microporosi che gli danno le proprietà ottiche per il raffreddamento radiativo. Secondo le simulazioni, su larga scala potrebbe abbassare le temperature urbane fino a 10°C nelle ondate di calore e tagliare consumi ed emissioni da condizionamento di circa il 50% nelle regioni calde. La ricerca, pubblicata su Advanced Science nel 2025, è ancora in fase sperimentale: restano da verificare la durabilità nel tempo e la produzione su scala industriale. Ma è una delle vie più concrete per dire addio alle isole di calore, e dimostra che la soluzione ai problemi di domani può venire dalle intuizioni di duemila anni fa.


Questo articolo sul cemento che raffredda ha finalità informative e divulgative. I dati riportati provengono dallo studio scientifico originale; trattandosi di una tecnologia in fase di ricerca, i risultati — in particolare quelli basati su simulazioni — sono soggetti a conferma sperimentale su larga scala. Fonte principale: J. S. Dolado et al., “A Modern Roman-Inspired Concrete with Daytime Radiative Cooling Capacity“, Advanced Science, 2025 (DOI: 10.1002/advs.202511691); approfondimenti dal Centro de Física de Materiales (CFM-CSIC/UPV-EHU). Il materiale è denominato “Coolcrete” dagli autori della ricerca.

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