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Caso Garlasco, per la procura l’unico assassino è Sempio: “Ha ucciso Chiara da solo”

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(Adnkronos) – A uccidere Chiara Poggi nella villetta di Garlasco è stato Andrea Sempio. Da solo. E lo ha fatto non risparmiandole sofferenze aggiuntive, inutili e gratuite, colpendola più volte al capo e al volto per una motivazione banale o priva di rilevanza. E' questa la nuova dettagliata accusa da cui deve difendersi l'indagato (non più in concorso) per il delitto di Garlasco.    Nell'atto in cui la Procura di Pavia invita Sempio a farsi interrogare il prossimo 6 maggio, l'indagato compare come l'unico autore di un delitto aggravato "dalle sevizie e dai futili motivi". L'aggravante dei futili motivi sussiste quando l'azione criminosa è scatenata da una motivazione sproporzionata, mentre le sevizie sono atti studiati e finalizzati a causare sofferenze fisiche aggiuntive e gratuite.  
Nessun cenno a ignoti non identificati o ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio (l'aggravante della crudeltà fu esclusa) dell'allora fidanzata. Un delitto commesso da una sola persona, a dire della Cassazione, e per provare a ribaltare il verdetto passato in giudicato sarà necessario un processo di revisione. A chiedere solo pochi giorni fa alla Procura generale di Milano di valutare questa ipotesi, proprio la procura di Pavia. La valutazione tuttavia richiederà tempo.   Contro Sempio – oltre le consulenze, le testimonianze e gli atti che diventeranno noti alle parti solo con la chiusura indagine -, c'è la perizia della genetista Denise Albani che parla di compatibilità della linea paterna di Sempio, amico del fratello della ventiseienne, con la traccia genetica trovata sulle unghie della vittima (impossibile stabilire se frutto di contatto diretto o contaminazione); l'impronta 33 che per una consulenza (contestata dalla difesa Sempio e dalla parte civile Poggi) della procura l'assassino lascia sulla scala dove viene trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi, e lo scontrino del parcheggio di Vigevano che per gli inquirenti non rappresenta un alibi valido.    Quando nella primavera del 2025 viene resa nota la notizia della riapertura dell'inchiesta da parte della procura di Pavia, l'accusa contro Sempio è di aver agito "in concorso" con ignoti o con Stasi, l'ex fidanzato che la Cassazione individua come l'assassino. Un delitto che per la Suprema Corte è stato compiuto da una sola mano. Se le indagini iniziali sembravano andare in un'altra direzione – l'ipotesi che più persone avessero consumato la colazione nella cucina della villetta la mattina del delitto, la ricerca di più armi usate contro la vitima, la caccia a diverse impronte di scarpe sul pavimento dell'abitazione di via Pascoli – le consulenze disposte dagli stessi titolari dell'indagine hanno ribadito che ad agire – quel 13 agosto 2007 – è stata una sola persona. Nessun ignoto, né tantomeno più individui. Ora la svolta e una nuova accusa per l'indagato, che il 6 maggio prossimo potrà anche decidere di non rispondere in attesa degli atti del fascicolo che saranno nelle mani delle parti solo con la chiusura indagine. "Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva tenendo conto che per la seconda volta, dall'inizio dell'inchiesta, viene convocato Sempio, ma senza che gli atti delle indagini siano stati depositati", le parole dell'avvocata Angela Taccia, che insieme al collega Liborio Cataliotti difende Andrea Sempio.  
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