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Chernobyl, il maresciallo che accolse Kuleba bambino in Irpinia: “Dopo 40 anni siamo ancora in contatto”

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(Adnkronos) – “Non lo sento da qualche settimana, non lo vedo di persona da 10 anni, ma siamo sempre in contatto, anche con i miei figli. Dimytro è venuto negli anni ad Atripalda quattro-cinque volte. E’ come un figlio per me”. Lo racconta all’Adnkronos Domenico Ventre, maresciallo dei Carabinieri in pensione, nato a Fracolise (Caserta), un pezzo di vita professionale ad Atripalda, in provincia di Avellino, poi trasferitosi con la famiglia a Bellinzago Novarese (Novara). Ventre ha accolto a casa sua sin dall’estate del 1986 l’ex ministro degli Esteri del governo ucraino, Dmytro Kuleba. Dopo il disastro nucleare di Chernobyl, di cui nei giorni scorsi è stato il 40esimo anniversario, dall'Ucraina partirono molti bambini, attraverso le associazioni, per trascorrere spesso le vacanze in Italia, che era considerata più sicura per la loro salute. Tra Avellino e dintorni ne arrivano circa 40: tra loro c'era anche il giovane Dmytro. Che anche in recenti interviste ha detto di voler tornare ad Atripalda, una volta finito il conflitto in Ucraina.  “Lui viveva in condizioni economiche difficoltose ai tempi, il reddito familiare era piuttosto basso, seppure la madre fosse un'insegnante ed il padre fosse un ambasciatore in Polonia e poi in Svizzera. Tra l’altro lo incontrai a Napoli nel 1994 per il G7”, rammenta Ventre, “ma l’ho rivisto anche ad Atripalda e poi a Kiev, dove siamo stati con tutta la famiglia. Una città meravigliosa, ora deturpata dai bombardamenti. A Dmytro ho detto che ancora oggi casa mia è casa sua, quando vuole”.  C’è un aneddoto sull'ex ministro Kuleba che Ventre racconta con il tratto di un genitore: “Quando Dmytro è andato via la prima volta da Atripalda, tra le lacrime di mia moglie che si era affezionata tantissimo a lui, prima che salisse sul bus diretto verso Kiev mi feci dare la sua macchina fotografica e, senza che se ne accorgesse, al posto del rullino infilai 200 mila lire, dicendogli di portare poi la macchina al collo, senza piazzarla tra i bagagli, che venivano ispezionati al dettaglio. La sorpresa fu grande al suo ritorno a casa, quei soldi sono stati una salvezza per lui e la sua famiglia, valevano ben più della futura liquidazione che avrebbero incassato sia il padre che la madre. Poi sono venuti tutti a Milano, Dmytro con i genitori è stato presente al matrimonio di mia figlia. E’ un pezzo della mia famiglia, per sempre”.   
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