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Imprese, Confindustria: nel 2025 reti in crescita, +7,6% contratti e +5,2% aziende

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(Adnkronos) – Le reti d’impresa continuano a crescere: nel 2025 si contano 10.361 contratti di rete attivi, +7,6% rispetto al 2024, con il coinvolgimento di circa 53 mila imprese, in crescita del 5,2%. Questo è quanto emerso dall’edizione 2025 dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa, curato da InfoCamere, RetImpresa e Venice school of management dell’università Ca’ Foscari Venezia. Il rapporto presso nel corso dell’evento organizzato in collaborazione con la piccola industria di Confindustria Campania, ha confermato ''la solidità delle reti d’impresa e l’importanza della loro diffusione nel sistema produttivo italiano, a distanza di oltre sedici anni dall’introduzione nell’ordinamento'', si legge in un comunicato.  Sul fronte occupazionale, le imprese in rete hanno impiegato oltre 1 milione e 743 mila addetti. Le microimprese, pur rappresentando la maggioranza numerica (50,8%), hanno inciso solo per il 4,6% sull’occupazione totale, mentre le imprese medio-grandi, pur essendo meno del 10%, hanno concentrato oltre l’80% degli addetti. Gli obiettivi principali delle reti sono stati soprattutto legati alla competitività: aumento del potere contrattuale (37,6%), condivisione di risorse (27,5%) e partecipazione a bandi e appalti (25,8%).  ''Le reti hanno mostrato livelli complessivamente positivi di performance e coesione, ma una capacità di innovazione ancora contenuta, confermando la necessità di rafforzare la gestione condivisa dell’innovazione e delle competenze'', si evidenzia nel rapporto. In termini dimensionali, le reti italiane sono rimaste prevalentemente di piccole dimensioni: l’87,5% è composto da meno di 10 imprese e oltre il 54,5% da micro-aggregazioni di 2-3 soggetti. Continuano a prevalere le reti-contratto (86%) rispetto alle reti-soggetto (14%), a conferma della preferenza degli imprenditori per formule organizzative più leggere e flessibili.  Sul piano territoriale, il fenomeno si è confermato diffuso in tutte le regioni italiane. Il Lazio resta la prima regione per numero di imprese in rete (23%), seguito da Lombardia, Veneto e Campania. Oltre il 52% delle reti ha coinvolto imprese della stessa provincia e circa il 70,8% è costituito da aggregazioni uniregionali, anche se è cresciuta la quota di reti interregionali (19,7%). Sul piano settoriale, quasi la metà delle imprese in rete si è concentrata in tre comparti: agroalimentare (21,3%), costruzioni (15,2%) e commercio (11,4%). Le reti hanno individuato come prioritari gli ambiti della digitalizzazione, dell’ict, della sostenibilità e del marketing, ma hanno evidenziato difficoltà nel tradurre questi fabbisogni in interventi formativi strutturati. Anche il tema delle competenze si è confermato strategico, ma da potenziare: è infatti emerso un significativo mismatch tra domanda e offerta, soprattutto nelle aree produttive, tecniche e della ricerca e sviluppo. Per dare una risposta concreta a queste esigenze, nel rapporto sono richiamati strumenti come la codatorialità e il ricorso ai fondi interprofessionali, così come le nuove agevolazioni fiscali introdotte dalla legge annuale pmi. Nel complesso, i contratti di rete si sono confermati ''uno strumento efficace e consolidato per la competitività delle imprese italiane, ma ancora chiamato a un salto di qualità''. Rafforzare innovazione, competenze e capacità manageriale resta infatti la sfida principale per accompagnarne l’evoluzione e sostenerne l’impatto sul sistema economico nazionale. 
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