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Ia, Esposti (Gsd): “Supporto per dare prestazioni sanitarie migliori riducendo spesa”

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(Adnkronos) – "Rispetto al mondo della tecnologia o dei cellulari, che negli ultimi quarant'anni hanno più che duplicato la produttività, la sanità ha segnato, nello stesso tempo, solo un aumento del 6%. Significa che non si è mai veramente messa al passo con i tempi, non ha mai sfruttato le tecnologie per riuscire a dare ai cittadini delle prestazioni sanitarie migliori riducendo la spesa. Si è sempre solo aumentata la spesa. L'intelligenza artificiale diventa un supporto a tutti i professionisti sanitari, ma anche a chi fa programmazione, a chi fa gestione dei budget, a chi fornisce prestazioni sanitarie, per controllare e ottimizzare, lungo tutti i passi del percorso, quello che viene restituito al cittadino". Lo ha detto Federico Esposti, direttore strategico Gruppo San Donato (Gsd), intervenendo al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide', oggi a Roma.  "Dal punto di vista pratico", per Esposti "l'intelligenza artificiale deve diventare prima di tutto – citando alcuni progetti che sono partiti – un 'companion', un assistente del medico che lo supporta nel velocizzare la raccolta delle informazioni anamnestiche, soprattutto della storia clinica precedente. A volte pensiamo che la tecnologia allontani – osserva – ma non è vero perché, se noi non abbiamo bisogno che il medico scriva tutto il tempo al computer mentre fa una visita, ma è il computer che ascolta e trascrive, il medico e il personale sanitario possono guardare in faccia il paziente, possono visitarlo effettivamente, cambiando radicalmente il lavoro. Quindi in realtà è un investimento prima di tutto sull'umanizzazione delle cure". Allo stesso tempo, "la robotica ci permette di riuscire a essere molto più efficienti, ad esempio in problemi che magari visti da fuori ospedale sembrano banali, ma non lo sono, come il trasporto dei pazienti tra un reparto, la radiologia, la fisioterapia – chiarisce l'esperto – Un ospedale come quello in cui lavoro, il San Raffaele" di Milano, ogni giorno "ha circa 5mila trasporti tra una stanza e un servizio, una palestra, eccetera. Sono delle parti del processo a scarso valore aggiunto, rispetto al processo di cura, ma che sono estremamente dispendiose. L'Ai, in questo caso, aiuta nella pianificazione, la robotica aiuta nella movimentazione delle merci o assiste nella movimentazione dei pazienti". L'intelligenza artificiale, inoltre, "aiuta l'estrazione del dato per rendere al cittadino dei servizi migliori – prosegue Esposti – L'Italia ha una ridotta competitività nel mondo dei clinical trial e della sperimentazione farmaceutica. Altri Paesi europei, come ad esempio la Spagna, utilizzano l'Ai come un pilastro fondamentale di sostenibilità del sistema. Attualmente abbiamo iniziato a utilizzare l'intelligenza artificiale nel supportare il reclutamento dei pazienti nei clinical trial, quindi nella possibilità di coinvolgere cittadini in cure innovative: l'Ai è in grado di analizzare autonomamente un referto di visita appena conclusa e segnalare al clinico se esiste un clinical trial attivo di cui il paziente potrebbe beneficiare. Sono tanti piccoli elementi che complessivamente ci permettono di modernizzare il percorso e quindi tentare di arrivare a quell’aumento di servizi prestati al paziente a parità di investimento di budget". In tema di prevenzione, "negli ultimi 3-4 anni abbiamo investito molto sulla capacità di creare dei sistemi di previsione: tecniche di machine learning, che abbinano i dati del paziente agli outcome – descrive il direttore strategico Gsd – L'idea è tentare di capire come sarà il decorso di quel paziente a prescindere dalle condizioni cliniche del giorno. Una grande opportunità poi riguarda la gestione dei dati genetici, che contengono molta informazione utile alla pianificazione di strategie di prevenzione primaria e secondaria, che in questo momento sono difficilmente accessibili. Noi riteniamo che un misto fra sistemi, strumenti infrastrutturali ben fatti e software di intelligenza artificiale su cui stiamo testando in questo momento, ci abiliteranno – nel senso di sistema – a realmente utilizzare l'informazione genetica per fare prevenzione". 
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