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Iran-Usa, media: accordo “di principio” per estensione tregua e nuovo round colloqui

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(Adnkronos) –
Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a incontrarsi già la prossima settimana, ancora a Islamabad, per un nuovo round di negoziati per porre fine alla guerra iniziata nel febbraio scorso. A dirlo è Sky News, che cita un'indiscrezione simile del Wall Street Journal, parlando di un accordo "di principio" per un nuovo incontro, anche se restano da definire data e dettagli logistici. E ci sarebbe un "accordo di principio" anche per estendere il cessate il fuoco tra i due Paesi, riferisce l’Associated Press, citando fonti regionali, secondo cui i mediatori sarebbero più vicini a prolungare la fragile tregua prima della sua scadenza, fissata al 21 aprile, nel tentativo di evitare una nuova escalation. "Gli Stati Uniti non hanno formalmente accettato una proroga del cessate il fuoco" con l'Iran, "ci sono contatti in corso tra Stati Uniti e Iran per raggiungere un accordo" che si starebbe comunque "avvicinando", ha precisato quindi una fonte dell'amministrazione americana ad Axios. Dietro le quinte, il team negoziale dell’amministrazione di Donald Trump – guidato dal vicepresidente JD Vance – continua a lavorare attraverso contatti telefonici e canali riservati, mentre cresce la pressione su Teheran. Secondo fonti americane alla testata, il blocco navale e la crisi economica stanno spingendo l’Iran verso un’intesa: "L’Iran non ha soldi. È in bancarotta. Noi lo sappiamo e loro sanno che lo sappiamo", ha detto un funzionario dell'amministrazione. Intanto il capo di Stato maggiore dell'esercito pachistano, Asim Munir, si trova a Teheran per consegnare un nuovo messaggio degli Stati Uniti e pianificare un secondo round di colloqui tra le parti, riferisce Press Tv. Munir è stato accolto al suo arrivo all'aeroporto di Teheran dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che sabato scorso a Islamabad aveva guidato la delegazione della Repubblica islamica ai colloqui insieme al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. "Da domenica, da quando la delegazione iraniana è rientrata a Teheran, molti messaggi sono stati scambiati (con gli Usa, ndr) via Pakistan", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei. Ad accendere intanto (seppur flebili) speranze, inaspettatamente è stato oggi il presidente americano Trump. Secondo il leader Usa infatti la guerra sarebbe "quasi finita" ed è anzi "più che possibile che finisca entro aprile".   Mentre si resta in attesa di capire se le due parti torneranno al tavolo delle trattative, l'esercito iraniano ha intanto rilanciato la minaccia di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso se gli Usa dovessero continuare il blocco navale contro i suoi porti, avvertendo che la situazione potrebbe compromettere il già fragile cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile scorso. Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, il mantenimento delle restrizioni e la creazione di "insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane" costituirebbero "il preludio" alla rottura della tregua. In risposta, ha aggiunto il generale, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla tv di Stato, Teheran potrebbe reagire bloccando i traffici marittimi lungo le principali rotte della regione. "Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso", ha avvertito. Per aumentare la pressione sull’Iran, gli Stati Uniti da parte loro stanno inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente, hanno rivelato al Washington Post funzionari americani, secondo cui la mossa rappresenta il cuore della nuova strategia dell’amministrazione guidata da Donald Trump, che rafforza la propria presenza nella regione mentre i negoziati con Teheran restano in bilico. Il dispiegamento – che include portaerei e unità dei Marines – si aggiunge ai circa 50.000 soldati statunitensi già operativi nell’area, offrendo a Washington più opzioni in caso di fallimento delle trattative, inclusi possibili attacchi o persino operazioni di terra. Tra le forze in arrivo – scrive il quotidiano – figurano circa 6.000 uomini a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e del suo gruppo navale, oltre a circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11ª Marine Expeditionary Unit. Il rafforzamento militare coincide con la scadenza della tregua di due settimane e si integra con le unità già presenti, tra cui le portaerei Uss Abraham Lincoln e Uss Gerald R. Ford. Secondo fonti militari, l’obiettivo è garantire ai comandanti sul campo una maggiore flessibilità operativa nel caso in cui il confronto con Teheran dovesse intensificarsi.  
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