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Alcaraz, i segreti dietro trionfo di Melbourne: “Samuel Lopez e… Bad Bunny. Obiettivi? Finals e Davis”

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(Adnkronos) –
Carlos Alcaraz esulta dopo aver vinto gli Australian Open 2026. Con il successo su Novak Djokovic in finale, il tennista spagnolo è diventato il più giovane di sempre a completare il Career Grande Slam, ovvero vincere tutti gli Slam nel corso della carriera, a soli 22 anni. Con il successo di Melbourne però non si esauriscono gli obiettivi da raggiungere nel 2026: "Gli Slam sono sempre lì. Poi ci sono le Atp Finals e la Coppa Davis, che sono tra i più importanti". Alcaraz però, nel successo di Melbourne, non vede un punto d'arrivo ma di partenza: "Sento che sia parte del mio percorso. Sono incredibilmente felice di questo titolo, ovviamente, per tutto quello che ho ottenuto: essere il più giovane di sempre ad aver vinto tutti e quattro i tioli Slam, ma soprattutto per come sono migliorato nel corso delle settimane, soprattutto rispetto alla scorsa stagione", ha detto lo spagnolo, numero uno del mondo, in un'intervista ad As, "credo di aver fatto un salto di qualità e di forza mentale, da qui in poi continuerò ad andare avanti". Un pensiero Alcaraz lo dedica al suo allenatore, Samuel Lopez, che ha preso le redini del team dopo l'addio di Juan Carlos Ferrero ed è stato premiato a sua volta nella cerimonia degli Australian Open: "È bello riconoscere l'importanza dell'allenatore, le vittorie non sono solo frutto del lavoro del giocatore. Sono stato davvero felice perché so che Samuel ha lavorato tutta la vita per un momento così", ha raccontato Alcaraz, "per me è uno dei migliori allenatori del mondo, se non il migliore". Proprio l'addio con Ferrero, alla vigilia dello Slam che ha aperto la nuova stagione, aveva attirato critiche e dubbi: "Non credo di dover dimostrare nulla a nessuno, nemmeno quando faccio cose con cui la gente potrebbe non essere d'accordo. Per esempio, con il documentario si è parlato molto del fatto che non sono professionale, che mi piace divertirmi, fare festa e così via. Ma una cosa non nega l'altra", ha spiegato Alcaraz, "per essere il numero uno al mondo, vincere sette tornei del Grande Slam, arrivare dove sono, ci vogliono lavoro, disciplina, essere lì giorno dopo giorno. Penso che sia questo che la gente dovrebbe capire: lavoro duramente ogni giorno per essere qui. Cerco di non pensare a quello che pensano gli altri. Gioco per me stesso, per la mia famiglia, per la mia squadra. Ciò che mi appassiona è stare su un campo da tennis, intrattenere gli altri e divertirmi". I risultati stanno portando Alcaraz nell'Olimpo del tennis mondiale, con inevitabili paragoni: "Ormai non vengo più paragonato soltanto a Nadal come prima. Sento parlare dei Big Three (Nadal, Djokovic e Federer, ndr) , e non so quale sia peggio", ha detto ridendo, "i paragoni quando sei giovane ci saranno sempre, ci saranno finché non avrò 26 o 27 anni. Ma suppongo di essere finalmente riuscito a essere me stesso, a seguire la mia strada, a scrivere la mia storia. È davvero bello che ora le persone si concentrino sul mio percorso e lo riconoscano". Ma cosa ascolta Alcaraz prima di una partita? "Dipende dal mio umore. Prima delle partite, metto su un po' di Bad Bunny o Don Omar. Inizio anche con un po' di techno house, qualcosa che mi dia buone vibrazioni. Per esempio, ascolto molto 'It Goes Like Na-Na-Na' di Peggy: mi dà buone vibrazioni e mi tiene in movimento. Poi metto la radio su Spotify e ascolto tracce simili".  
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