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Trump sempre più ricco, la maggior parte degli americani in difficoltà: i conti non tornano

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(Adnkronos) –
Donald Trump diventa sempre più ricco, la maggior parte degli americani diventano più poveri. I conti non tornano se si cerca di tenere insieme il denaro che entra nelle tasche del tycoon, almeno 1,4 mld di dollari dall'inizio del secondo mandato secondo un'inchiesta del New York Times, e gli indicatori sul reddito disponibile della classe media, sotto pressione per l'andamento dei prezzi e le condizioni del mercato del lavoro. Il dato sulla crescita, con il terzo trimestre rivisto al rialzo al 4,4%, consente a Trump di descrivere un boom economico ma ogni giorno milioni di americani fanno i conti con una realtà profondamente diversa.  Perché? Cosa sta succedendo veramente all'economia americana? C'è un dato che aiuta a orientarsi.
Un sondaggio Reuters/Ipsos (del 16 dicembre 2025) mostra che il 39% degli adulti approva l’operato del presidente, in calo rispetto al 41% di inizio dicembre e vicino al minimo dell’anno (38%). Ma solo il 33% approva la gestione dell’economia, il valore più basso del 2025. L’approvazione sulla capacità di ridurre il costo della vita è al 27%, in discesa dal 31% di inizio mese. C'è in sostanza, una netta differenza tra quello che dicono i principali indicatori economici, Pil e inflazione, e la percezione della maggior parte degli americani.  La ragione principale è nella qualità e nelle caratteristiche della crescita. Succede in una fase come questa in cui è spinta dall'intelligenza artificiale e dai ritorni finanziari, senza che l'incremento del pil sia accompagnato dalla produzione di occupazione diffusa. Anche su questo fronte c'è un dato 'sentinella', che viene dal mercato del lavoro. Nel 2025 sono stati creati circa 584.000 posti, poco meno di 50.000 al mese, contro i 168.000 mensili del 2024, il peggior dato da oltre vent’anni, se si escludono i periodi di grande recessione. A questi numeri si aggiunge l'evidenza che la promessa di posti di lavoro legata all'introduzione dei dazi, soprattutto nella manifattura, è stata disattesa. Questo perché gli investimenti 'promessi' non stanno portando lavoro. L’Harvard poll segnala inoltre che i dazi sono fra le politiche meno popolari, solo il 42% li approva, e il rallentamento dell’occupazione è attribuito proprio ai dazi. Tutto questo si traduce in un calo del consenso che Trump inizia a pagare. Anche perché le condizioni di vita di chi quel consenso lo deve alimentare stridono, e non poco, con il costante arricchimento personale del Presidente. Se il New York Times arrotonda per difetto a 1,4 mld i proventi di accordi, donazioni (soprattuto quelle delle big tech) e transazioni in criptovalute solo nel corso dell'ultimo anno, al 2 gennaio 2026 il patrimonio personale del presidente è stimato da Forbes in 6,6 miliardi di dollari, contro i 2,3 miliardi del 2024 e i 5,1 miliardi del 2025. La conseguenza di questa sproporzione sempre più netta inizia a pesare in termini elettorali, premiando chi ha messo il costo della vita al centro della propria campagna. Vale per la vittoria di Zohran Mamdani a New York e anche per le vittorie democratiche in Virginia e New Jersey. Altri segnali che fanno dell'economia il vero terreno su cui Trump rischia di perdere il voto della maggior parte degli americani. (Di Fabio Insenga)   
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