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“Il bello di creare sogni con i capelli delle star”, Roberto D’Antonio si racconta a Vanzina

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(Adnkronos) –
Roberto D'Antonio, il bello di creare sogni con i capelli delle star. Inizia così sul Messaggero il "ritratto romano" che Enrico Vanzina dedica al "miglior parrucchiere pour femmes della nostra città", con cui, tra parentesi, ha anche collaborato: "Tu e tuo fratello Carlo siete stati molto importanti per me. Il mio film preferito è sempre stato 'Sapore di Mare'. Allora pettinai Isabella Ferrari. Un incanto. Come mi avete fatto sognare voi due", racconta D'Antonio nella conversazione con Vanzina, che ovviamente si svolge, racconta il regista, "nel suo salone, pieno di charme, in via dei Prefetti 15", "accanto a Montecitorio, accanto alla famosa Enoteca Achilli e, sul marciapiede opposto, all'antico negozio della tradizione Tebro, accanto alla benemerita Scuola di Italiano Dante Alighieri".  D'Antonio parte dalle origini: "Sono nato a Nepi, nel 1961. Papà barbiere e mamma proprietaria di un negozio di articoli da regalo. Due fratelli e due sorelle. Ma non ho mai avuto la sensazione di essere un figlio, avrei voluto avere un'altra famiglia. A cinque anni avevo già scoperto la mia natura, ero attratto dagli uomini e m'incuriosiva la sessualità. Strano, però, odiavo i maschi. A sei anni andai a lavorare nel negozio da barbiere di mio padre. E da lì, appena potevo, scappavo. Amo fuggire dall'ovvio". "A scuola nessuno ti insegna la sessualità e l'amore – riflette – Dovrebbero farlo. Perché il genere sessuale non è una questione naturale. Esiste un terzo sesso. E io ne faccio parte. Detesto essere ghettizzato nell'omosessualità. Io uso la fantasia. Pensa, a diciotto anni il mio fantasma estetico era Giuliana De Sio, pelle bianca, capelli rossi".  "Ero attratto dagli uomini ma era affascinato dalla bellezza delle donne. Nel 1980, per sfuggire alla grettezza della provincia, venni a Roma. Incontrai Sabrina Ferilli. Aveva diciannove anni e io mi sono perdutamente innamorato di lei". Poi gli esordi: "Andai a lavorare a via Veneto da 'Lillo of Caruso', genio delle relazioni pubbliche ma come parrucchiere, insomma. Io invece ero un fenomeno. Mi notò la fotografa Alberta Tiburzi ed entrai nel mondo delle sfilate di Alta Moda. Pettinavo le top di allora, Barbarella, Danka, Heidi, ero amico di Gil Cagné. Fu la chiave per entrare nel vero mondo romano. Il grande scenografo Danilo Donati mi ospitava a casa sua, frequentavo il costumista Piero Tosi e m'innamorai di nuovo perdutamente, stavolta di Gigi Giuliani. Uscivo con Mauro Bolognini, Bernardo Bertolucci, Laura Betti, Adriana Asti. Senza saperlo, raffinavo il mio gusto e imparavo tante cose da loro".  Dietro al sipario di questa scena scintillante, però, ci furono zone d'ombra. "Non avevo una lira. Ma insieme a un collega di via Veneto decidemmo di aprire un salone nostro al Pantheon. Costava ottanta milioni. Me li prestarono sulla parola dei miei zii. E anche in quel caso Dio mi ha protetto. Perché mi capitò una brutta storia – racconta ancora D'Antonio a Vanzina – L'estate avevo aperto un negozio a Santa Severa, con una clientela magnifica. Tagliavo i capelli a Franca Ciampi e a suo marito, futuro Presidente della Repubblica, tanto per dire. Ma per dimagrire, iniziai a far uso di cocaina. Ci fu una perquisizione e mi arrestarono per una dose minima. Fui rinchiuso per due giorni nel carcere di Civitavecchia. Poi assolto e rilasciato. Fu una esperienza incredibile. Ricordo ancora la grande umanità del carcere. Andando via lasciai i miei soldi ai detenuti. Ma per colpa di quel piccolo scandalo, i miei zii di provincia rivollero indietro i loro ottanta milioni con interessi da strozzini. Mi rimboccai le maniche e ripagai tutto. Da lì, grazie alla mia tenacia, iniziò il grande successo".  "Ho avuto come clienti donne e uomini meravigliosi – racconta ancora Roberto D'Antonio – La mia amica del cuore Mara Venier, Dalila Di Lazzaro, Laura Morante, Claudia Gerini, Renato Zero, Christian De Sica al quale devo molto, Fiorello, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, l'adorabile Carolina Crescentini, la stupenda Maddalena Maggi, compagna di Jas Gawronski, che uomo affascinante lui. E tante clienti straniere, Fanny Ardant che è la mia migliore amica, Cate Blanchett, Tina Turner, il mio idolo. Quando la pettinai a Firenze tremavo. Ma lei diede più importanza a me che io a lei. Una selvaggia in scena, una gran signora nella vita privata".  "Come ti rapporti con le donne?", chiede Vanzina. D'Antonio risponde d'istinto: "Semplice: so che ci divide una poltrona. L'affetto e l'amicizia li lascio fuori. Cerco di renderle belle. Le pettino con sensibile spontaneità, come chi dipinge. Non metto mai il mio gusto avanti. Se una donna è pronta a cambiare lo faccio. Se no, non la forzo. Però la consiglio, perché seguo i tempi, guardo i cambiamenti per strada, vado al cinema, a teatro. Soprattutto la ascolto. Divento padre e fratello. Sai che sono più intelligenti le donne di noi uomini? Con qualche eccezione. Francesco Rutelli, per esempio (ride). Mi ha raccontato Roma come nessuno sa farlo. Amo anche le giornaliste, ne pettino tante, Palombelli, Gruber, Berlinguer".  
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