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Fisco, Itinerari previdenziali: garantire la sostenibilità nostro sistema di protezione sociale

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(Adnkronos) – Come garantire la sostenibilità del nostro sistema di protezione sociale ma, più in generale, produttività e sviluppo del Paese se il grosso del carico fiscale grava su una ristretta minoranza? Questo il secondo grande paradosso su cui invita a riflettere l’Osservatorio sulle entrate fiscali, a cura del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali presentato oggi insieme a Cida-Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità. L'Osservatorio realizza con cadenza annuale un'analisi delle dichiarazioni individuali dei redditi Irpef e delle altre principali imposte dirette e indirette (tra cui Irap, Ires, Isost e gettito Iva), con l’obiettivo di ottenere indicatori utili a comprendere l’effettiva situazione socio-economica del Paese e a verificare la tenuta del suo sistema di protezione sociale.  Solo per pagare la spesa sanitaria, per i primi 3 scaglioni con redditi da negativi/zero fino a 20mila euro, la differenza tra l’Irpef versata e il costo della sanità (2.222 il valore pro capite) supera i 56 miliardi. Considerando anche l’istruzione e la spesa assistenziale e welfare degli enti locali, la redistribuzione totale supera i 233 miliardi (1,13 volte l’importo dell’intera Irpef) su circa 675 di entrate, al netto dei contributi sociali. In pratica, viene redistribuito l’80,56% di tutte le imposte dirette, principalmente a beneficio soprattutto del 72,59% dei contribuenti con redditi fino a 29mila euro. Un costante trasferimento di ricchezza, sotto forma di servizi gratuiti di cui quest’enorme platea di beneficiari spesso non si rende neppure conto, in parte anche a causa delle ripetute promesse di nuove elargizioni da parte della politica che tende viceversa a trascurare i percettori di redditi medio-alti, spesso esclusi da bonus e altri benefici malgrado il forte contributo fornito al sistema.  "Da troppo tempo – spiega Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali – lo Stato italiano pare poggiarsi sul pericoloso binomio 'meno dichiari e più avrai dallo Stato' che, in assenza di controlli e combinato a un eccesso di assistenzialismo, incoraggia elusione e lavoro nero. Giusto aiutare chi ha bisogno, così come garantire a tutti diritti primari, come ad esempio quello alla salute ma, al tempo stesso, non si può trascurare quanto queste cifre siano verosimilmente gonfiate da economia sommersa ed evasione fiscale per le quali primeggiamo in Europa: è davvero credibile che quasi la metà degli italiani viva con circa di 10mila euro lordi l’anno".  E con queste prospettive come mantenere, infine, il nostro generoso welfare state? Solo nel 2023 sono statati necessari 131,119 miliardi per la spesa sanitaria, oltre 164 per l’assistenza sociale e altri circa 13,4 miliardi per il welfare degli enti locali: un conto totale da oltre 300 miliardi che, in assenza di tasse di scopo (come, ad esempio, accade per le pensioni che sono in attivo al netto dell’Irpef), viene finanziato attingendo fiscalità generale: a queste sole 3 voci di spesa sono state dunque destinate nell’ultimo anno di rilevazione pressoché tutte le imposte dirette Irpef, addizionali, Ires, Irap e Isost e anche 32,8 miliardi di imposte indirette, in primis l’Iva.  Negli ultimi 16 anni i redditi dichiarati sono aumentati del 28,46%, mentre la spesa per il welfare è cresciuta del 45%, trainata soprattutto da quella assistenziale, il cui valore tende ormai ad avvicinarsi pericolosamente al gettito dell’Irpef ordinaria. Basta questo semplice confronto per capire come si sia davanti a un onere, già oggi e ancora di più in futuro, molto gravoso da sostenere e che lascia ad altre funzioni statali, indispensabili allo sviluppo del Paese (come infrastrutture, investimenti in capitale e così via), solo le residuali imposte indirette, le accise e la strada del debito.  "Debito che – puntualizza Brambilla – ogni anno aumenta spaventosamente nell’indifferenza generale e, infatti, siamo il fanalino di coda in Europa per occupazione e produttività. D’altra parte, siamo tra i pochi Paesi che non hanno un’anagrafe e una banca dati dell’assistenza: lo Stato fa sconti, bonus, decontribuzioni ma non sa quanto pagano comuni, province, regioni, comunità montane e così via, con il risultato che in questi ultimi 16 anni sono esplose agevolazioni e misure assistenziali che, se da una parte si sono stratificati, complicando e rendendo meno equo il sistema fiscale, dall’altro hanno finito con l’incentivare implicitamente lavoro irregolare e fenomeni di sotto-dichiarazione". —[email protected] (Web Info)

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