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Iran, attacco Usa è la scommessa più pericolosa di Trump: l’analisi del New York Times

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(Adnkronos) – La più grande e pericolosa scommessa per il mandato di Donald Trump. In un'analisi firmata da David E. Singer, il New York Times analizza le conseguenze dell'attacco di questa notte. "La decisione di attaccare l'infrastruttura nucleare di una nazione ostile rappresenta la scommessa più grande – e potenzialmente più pericolosa – del suo secondo mandato".  Questo, perché "scommette che gli Stati Uniti possano respingere qualsiasi rappresaglia iraniana ordini contro gli oltre 40.000 soldati americani dislocati nelle basi militari della regione. Tutti si trovano nel raggio d'azione della flotta missilistica di Teheran, anche dopo otto giorni di incessanti attacchi da parte di Israele". Trump, rileva il quotidiano americano, "scommette di poter dissuadere un Iran profondamente indebolito dall'utilizzare le sue tecniche più familiari – terrorismo, presa di ostaggi e attacchi informatici – come linea di attacco più indiretta per vendicarsi". Soprattutto, prosegue l'analisi, Trump "sta scommettendo di aver distrutto le possibilità dell'Iran di ricostituire il suo programma nucleare". Si tratta di "un obiettivo ambizioso: l'Iran ha chiarito che, se attaccato, uscirà dal Trattato di non proliferazione nucleare e porterà il suo vasto programma sottoterra. Ecco perché Trump ha concentrato così tanta attenzione sulla distruzione di Fordo, l'impianto costruito in segreto dall'Iran a metà degli anni 2000 e pubblicamente denunciato dal presidente Barack Obama nel 2009. È lì che l'Iran produceva quasi tutto il combustibile di qualità quasi bellica che più allarmava gli Stati Uniti e i suoi alleati". La decisione presa dal presidente americano arriva "dopo venti anni in cui gli Stati Uniti hanno usato sanzioni, sabotaggi, cyber attacchi e negoziati diplomatici per provare a rallentare la lunga marcia dell'Iran verso l'arma nucleare". Trump "ha sfoggiato una potenza militare 'brutale' che ognuno dei suoi quattro predecessori ha deliberatamente evitato per la paura di far precipitare gli Stati Uniti in una guerra in Medio Oriente".  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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