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Ue risponde a Trump, arrivano i controdazi al 25% in attesa di negoziare

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(Adnkronos) – Controdazi compresi tra il 10% e il 25% su una lunga serie di merci americane in risposta alle tariffe varate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo due mesi, è questa la prima risposta dell'Unione europea alla guerra commerciale lanciata dagli Usa.  Una risposta che, forse, ha contribuito a convincere Trump già nella giornata di ieri a congelare per tre mesi le imposte annunciate solo qualche giorno fa contro tutti i Paesi (Cina esclusa). Reazione che probabilmente ora aprirà nuovi scenari e, soprattutto, aiuterà a negoziare in un clima più disteso. In attesa di nuovi sviluppi, il comitato Barriere commerciali ha intanto varato nel pomeriggio di ieri i primi controdazi. Una ritorsione, tutto sommato limitata, ai dazi del 25% e del 10% sulle importazioni di alcuni prodotti in acciaio e alluminio negli Usa dall'Ue annunciati da Trump nel febbraio scorso, sulla base della sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, entrati in vigore il 12 marzo 2025.  I dazi verranno raccolti dal 15 aprile per 3,9 mld di euro stimati di controvalore merci, dal 15 maggio per 13,5 mld e dal primo dicembre per 3,5 mld, per un totale di circa 21 mld di euro: in tutto circa 21 miliardi. Il voto di oggi si è tenuto nel comitato barriere commerciali (Tbr) nella sede della Commissione di Borschette, a Etterbeek (un Comune di Bruxelles-Capitale), secondo le regole della comitologia o comitatologia.  L'Ungheria ha fatto sapere di avere votato contro, ma il voto di Budapest è ininfluente, dato che per bloccare una proposta in comitato occorre la maggioranza qualificata contraria. Quello di oggi è il primo passo concreto che l'Ue compie in direzione di una risposta fattiva alle misure volute da Trump, mentre le Borse europee tornano a perdere a bocca di barile, dopo aver corso parecchio negli ultimi mesi, per il timore che le misure volute dal presidente americano inneschino la guerra commerciale che tutti sostengono di voler evitare.  Le contromisure Ue varate ieri consistono in dazi compresi tra il 10% e il 25% su una lunga serie di merci come il succo d'arancia, i mirtilli rossi, il tabacco, alcune motociclette e imbarcazioni, alcuni prodotti in acciaio e alluminio, il cioccolato bianco, il polietilene, la soia e le mandorle, che entreranno in vigore a scaglioni: un primo gruppo il 15 aprile prossimo, un altro il 16 maggio e un terzo il primo dicembre.  I primi prodotti che verranno 'daziati', dal 15 aprile, comprendono riso, cereali, frutta, succhi di frutta, tabacco, sigari, olii, carta, tessuti, abbigliamento, calzature, ceramiche, vetro, materassi, materiali di arredo, natanti per la pesca. Gli ultimi, mandorle e semi di soia, verranno tassati alle frontiere dell'Ue a partire dal primo dicembre, sia per lasciare agli agricoltori europei un po' di tempo per individuare fornitori alternativi, sia per mandare agli Usa un altro segnale di disponibilità al dialogo.  La Commissione ha sottolineato, annunciando le contromisure, che "possono essere sospese in qualsiasi momento, qualora gli Stati Uniti accettino una soluzione negoziata equa ed equilibrata". Per l'Ue i dazi statunitensi sono "ingiustificati e dannosi". L'Unione ha ricordato ancora una volta di avere espresso una "netta preferenza" per la ricerca di soluzioni negoziate con gli Stati Uniti, che siano "equilibrate" e "reciprocamente vantaggiose". La lista dei beni americani da colpire con i primi controdazi Ue è stata stilata dopo un'estesa consultazione con gli Stati membri e con i portatori d'interesse, che ha prodotto, tra l'altro, l'esclusione del bourbon. Italia, Francia e Irlanda hanno premuto perché fosse depennato, visto che gli Usa avevano minacciato di rispondere con dazi elevatissimi sui vini e i liquori importati dall'Ue. Varata la prima risposta ai dazi riattivati da Trump, ora l'Ue deve decidere come rispondere ai cosiddetti dazi "reciproci" annunciati dal giardino delle rose della Casa Bianca e ieri tuttavia ridotti al 10% per i prossimi 90 giorni. Per un alto funzionario Ue, "tutte le opzioni sono sul tavolo".  Incluso, come ha confermato martedì il portavoce Ue per il Commercio Olof Gill, il cosidetto "grande bazooka", fuor di metafora bellica l'Aci (Anti-Coercion Instrument), creato nel 2023 dall'Ue per rispondere alla Cina, che, insoddisfatta delle posizioni della Lituania su Taiwan, aveva tagliato de facto l'interscambio con la Repubblica baltica.  Lo strumento è "sul tavolo", anche se l'Ue spera di "non doverlo usare". Ieri la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, finlandese, ha detto che la Commissione sta "lavorando" per preparare misure che colpirebbero le imprese statunitensi attive nei servizi digitali nell'Ue. Quali saranno esattamente queste misure, sarà da vedere, dato che nelle nuove tecnologie l'Ue è largamente dipendente dai colossi Usa, avendo un apparato produttivo più concentrato sulla manifattura 'tradizionale'.  Il copresidente del gruppo della Left nel Parlamento Europeo, Martin Schirdewan (Die Linke, Germania), ha chiarito che l'Ue, per poter colpire i servizi digitali come ritorsione, deve attivare lo strumento anti-coercizione, altrimenti avrebbe difficoltà. Il gruppo della Sinistra è favorevole ad attivare l'Aci, incluso il Movimento Cinque Stelle, come ha precisato il capodelegazione Pasquale Tridico.  In Europa, ha detto, "siamo 450 milioni di persone: uno dei mercati più grandi, e sicuramente più grande degli Stati Uniti. Dobbiamo affidarci alla domanda interna ma, quando è in gioco il destino dei lavoratori e dei cittadini italiani, dobbiamo applicare tutte le regole, tutte le norme previste, incluso" lo strumento anti-coercizione.  Vista l'escalation di dazi e controdazi che è partita tra Usa e Cina, è probabile che l'Ue mediti bene i suoi prossimi passi, consultando gli Stati membri e prendendo tempo, nel tentativo di trovare un modo per trattare con Donald Trump, il quale dal suo insediamento non ha ancora incontrato un presidente dell'Ue, pur avendo ricevuto capi di Stato e premier di Paesi membri, come il francese Emmanuel Macron e l'irlandese Micheàl Martin.   In ogni caso, difficilmente la risposta dell'Ue ai dazi 'reciproci' arriverà già la settimana prossima: occorre tempo, per cercare di evitare una guerra commerciale transatlantica che, come ha detto Ursula von der Leyen, danneggerebbe tutti.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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