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Colosseo: Coopculture si difende, ‘dispiaciuti per istruttoria, ma fiduciosi in verifiche Antitrust’

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Roma, 19 lug. (Adnkronos) – “Se ci aspettavamo questa bufera mediatica sui biglietti del Colosseo? Da una parte siamo dispiaciuti, perché sui media siamo stati affiancati alla stessa stregua di chi opera l’accaparramento dei biglietti, ma dall’altro diciamo anche ‘finalmente’, così si potrà fare una chiarezza sulla quale non abbiamo dubbi”. A parlare all’Adnkronos è Letizia Casuccio, presidente di Coopculture, all’indomani della bufera mediatica scoppiata in seguito all’apertura di un’istruttoria a carico della società da parte dell’Antitrust per il servizio di vendita dei biglietti per il Parco Archeologico del Colosseo. L’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sta indagando sulla reperibilità dei biglietti per la visita al Colosseo, che sul sito del rivenditore ufficiale CoopCulture sarebbero introvabili perché acquistati in massa da rivenditori secondari.

“C’è una cosa che forse non è chiara a tutti e viene sottovalutata -chiarisce in prima battuta la Casuccio- Il Colosseo è un monumento ad ingresso limitati, per questioni di sicurezza. Possono entrare contemporaneamente 3000 persone, e la domanda in alcuni momenti sicuramente supera anche il doppio dell’offerta possibile. Spesso non si conosce questo limite, e invece è importante saperlo”. Biglietti che in ogni caso, secondo quanto afferma la presidente di Coopculture, sul sito non sono così introvabili. “Nel nostro sito si trovano alcune date. Lo abbiamo controllato proprio poco fa, prima di questa intervista -sottolinea- Sicuramente la mattina si trovano meno, anche perché in concomitanza ci sono le visite ad altri luoghi come ad esempio i Musei vaticani, ma abbiamo appena controllato e abbiamo verificato ad esempio che dal 9 al 17 di agosto ci sono. Ricordiamo che il rilascio avviene trenta giorni prima”.

E sul sistema di programmazione, la Casuccio tiene a specificare: “Questo complesso sistema di rilascio è una programmazione che fa il Parco Archeologico, di cui noi siamo solo il braccio operativo, non ci occupiamo dell’organizzazione della procedura. Noi emettiamo i biglietti così come ci dicono di emetterli”. ‘L’accusa’ è quella di non aver effettuato i necessari controlli per evitare il fenomeno dell’accaparramento eccessivo di biglietti da parte di siti che poi li rivendono a prezzi esorbitanti. Ma Coopculture respinge le accuse al mittente: “Tutto ciò che succede dopo l’acquisto noi lo controlliamo, abbiamo bloccato diverse volte i contratti con agenzie e tour operator, anche molto grandi. Un’attività di monitoraggio che ci costa non poco, perché la facciamo costantemente e quando vediamo che ci sono abusi interrompiamo. Noi stiamo molto attenti, di volta in volta abbiamo aggiustato il tiro, trovato dei correttivi. Oggi la società è dotata di tutti i sistemi adeguati L’Antitrust avrà sicuramente modo di verificare, anzi auspichiamo un controllo del fenomeno”.

Per la soluzione del fenomeno del ‘secondary ticketing’, la Casuccio sposta il focus sulla piazza del Colosseo, il luogo dove avverrebbero maggiormente le vendite ‘gonfiate’ dei ticket. “Lo dico con grande allarme, il controllo andrebbe fatta sulla piazza, perché l’accaparramento avviene online ma la vendita avviene lì, sulla piazza antistante al monumento. Dovrebbero aumentare il controllo, perché tutto il lavoro di rivendita avviene proprio sulla piazza a prezzi che sono enormemente maggiorati”, scandisce all’Adnkronos.

Come? “A mio avviso in due modi: sia con i controlli che stanno facendo l’Antitrust e la polizia postale, con cui noi ci siamo messi a disposizione e i nostri sistemi sono un libro aperto, ma anche con un approccio integrato, una cabina di regia tra ministero dei Beni Culturali, comune di Roma e forze dell’ordine perché quella piazza sia continuamente presidiata e non sia più una terra di nessuno”.