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Testamento Berlusconi, futuro di Marta Fascina: Forza Italia si interroga

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Roma, 6 lug. (Adnkronos) – Ora che si conoscono le ultime volontà di Silvio Berlusconi con l’apertura del testamento, i riflettori restano puntati sulla compagna, la deputata Marta Fascina, rimasta vicino a lui fino all’ultimo, durante il ricovero al San Raffaele. Il lascito di 100 milioni di euro fa rumore e c’è chi fa già i paragoni con la ‘buonuscita’ ottenuta dalla precedente compagna del Cav, Francesca Pascale, secondo alcuni boatos quasi 30 milioni di euro, una cifra non certo di poco conto. Cento milioni di euro, fanno notare gli azzurri preoccupati dal futuro del movimento nato nel ’94, corrispondono, per uno scherzo del destino, proprio ai debiti del partito ‘garantiti’ dal suo fondatore nel corso degli anni grazie per lo più a fideiussioni personali e ora ereditati dai cinque figli.

E si chiedono che ruolo avrà nel partito la giovane parlamentare di Portici: Fascina si accontenterà di fare il deputato semplice o le verrà riconosciuto un incarico preciso, come vorrebbero i suoi fedelissimi che la considerano ‘custode e garante delle volontà del presidente’? La ‘grana’ dovrà essere risolta da Antonio Tajani, coordinatore nazionale forzista, che al Consiglio nazionale del 15 luglio sarà eletto come reggente, ovvero presidente pro tempore del partito. Dai funerali del Cav Fascina è scomparsa dai radar: ha disertato le due commemorazioni ufficiali dell’ex premier in Parlamento e non si è fatta vedere (lei che è deputata) nemmeno alla prima riunione dei gruppi di Camera e Senato del ‘dopo Silvio’ e all’ultima di ieri, dove Tajani ha consegnato il manifesto programmatico di Fi.

Altro rebus è la ‘sistemazione’ della Fascina: continuerà ad abitare a Villa San Martino, simbolo del berlusconismo, o dovrà andar via? Nel testamento non c’è nessun accenno a questo, quindi, anche l’ipotesi della concessione di un usufrutto, circolata nei giorni scorsi come rumor, è tramontata. Se nei tre lasciti non c’è menzione in proposito, raccontano, vuol dire che la tenuta di Arcore rientrerebbe nel patrimonio dei beni del Cav ‘extra-Fininvest’, che viene ereditato dai cinque figli: spetterà a loro, quindi, decidere se concedere alla compagna del padre l’usufrutto o altro diritto sull’ex monastero benedettino diventato dal ’74 la casa-ufficio storica dell’imprenditore brianzolo. Non a caso, nella cappella gentilizia della villa sono conservate le ceneri del fondatore di Forza Italia, insieme a quelle dei genitori, Rosa e Luigi.

In Transatlantico a Montecitorio scommettono che Fascina (lei ha la residenza ad Arcore, particolare non irrilevante) resterà ancora Villa San Martino ma bisogna capire fino a quando ci sarà il placet della famiglia.

Costruita dai marchesi Casati Stampa nel XVIII secolo, Berlusconi ne ha fatto la sua residenza dal ’74: la comprò da un’erede, Anna Maria Casati Stampa di Soncino, tramite l’ex pro-tutore della donna, l’avvocato Cesare Previti. Pagò, raccontano, mezzo miliardo di lire in azioni, arredi compresi, ovvero quadri e opere d’arte di grande pregio. Ex monastero benedettino grande circa 3.500 metri quadrati, la magione comprende l’edificio principale, più un parco secolare e verde agricolo che la circondano. Custodisce una preziosa pinacoteca, una biblioteca con oltre 10mila volumi, una scuderia. Nel corso degli anni è stata oggetto di numerosi interventi di ristrutturazione. Il suo valore, secondo alcune stime, supererebbe i 250 milioni di euro.

Nella pinacoteca, come rivelato da Vittorio Sgarbi all’Adnkronos un anno fa, dovrebbe esserci anche un Tiziano datato 1533 e valutato tra i 4 e i 5 milioni di euro, ‘Il ritratto di Ippolito dei Medici’. Nella sala da pranzo ci sarebbero una copia della ‘Antea’ del Parmigianino e una ‘Monna Lisa’ nuda, dipinto di attribuzione incerta ma dalla sorprendente somiglianza con la Gioconda di Leonardo al Louvre (ma con il seno scoperto).

All’interno del parco Berlusconi ha fatto costruire anche un mausoleo, la ‘Volta celeste’, dallo scultore Pietro Cascella. L’idea era quella di farlo diventare una tomba di famiglia, ma ancora nessuno ci riposa perché la legge al momento non lo permette.