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Caso Amara: giudici, ‘Davigo conosceva verbali segreti prima dell’aprile 2020’

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Milano, 3 lug. (Adnkronos) – “Gli albori della vicenda ora all’esame appaiono avvolti da una coltre di opacità. Sembra, ad esempio, poco verosimile che Storari prima della consegna dei verbali di Amara non si sia consultato con qualche collega milanese (…) E’ evidente che la prova di eventuali interferenze verificatesi all’interno della procura di Milano finirebbe per spalancare uno scenario significativamente diverso da quello emerso nel processo”. E’ uno dei passaggi delle motivazioni dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Brescia, presieduta da Roberto Spanò, che lo scorso 20 giugno hanno condannato l’ex pm di Mani Pulite a un anno e tre mesi (pena sospesa) per rivelazione di segreto d’ufficio nella cosiddetta inchiesta milanese sulla presunta loggia massonica svelata da Piero Amara.

Nelle motivazioni, ben 111 pagine, si sottolinea come “potrebbe fornire, al contempo, una spiegazione non solo della solerzia apparentemente ingiustificata di Storari in un periodo di dramma nazionale in cui era stata disposta la sospensione dei termini processuali, ma anche della circostanza – ritenuta ‘strana’ dallo stesso Davigo – del prematuro caricamento dei verbali ‘Ungheria’ su una propria mail un mese prima che venissero stampati al Csm. L’oscuramento degli indirizzi di posta elettronica nella disponibilità dell’imputato e la mancata conservazione dei documenti nella memoria del suo computer non ha consentito di scandagliare più a fondo l’argomento” si evidenzia.

“Numerosi indizi – e non ‘una ricostruzione obiettivamente paranoica’ – suggeriscono che Davigo possa essere stato al corrente del contenuto delle dichiarazioni dell’avvocato Amara ancor prima della consegna materiale dei verbali da parte di Storari, ove effettivamente avvenuta solo nell’aprile del 2020”. Nella vicenda “si è assistito ad un vero e proprio sterminio di atti, corpi di reato, chat, mail, apparecchi telefonici , pen drive ed indirizzi di posta elettronica che non ha consentito di tracciare appieno gli accadimenti. Al riguardo, appare lecito pensare che la morìa dei possibili elementi di riscontro sia avvenuta in epoca da ritenersi ragionevolmente prossima alla perquisizione subita nell’aprile del 2021 dalla Contrafatto” concludono i giudici.