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Poesia di Virgilio incisa su anfora romana, eccezionale scoperta in Spagna

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Madrid, 23 giu. – (Adnkronos) – Nell’ottobre 2016 gli archeologi spagnoli trovarono nel sito di Noguera, a pochi metri dal villaggio di Villalón, nei pressi di Cordova, numerosi frammenti, sia di tegole che di ceramica romana, oltre a pezzi di anfore olearie risalenti a circa 2.000 anni fa. Tra questi, uno consegnato ai ricercatori da Francisco Adame, un residente del luogo, che aveva notato che su uno dei pezzi erano incise delle lettere. Ora, uno studio pubblicato sul ‘Journal of Roman Archaeology’ dell’Università di Cambridge rivela che tra quei resti sono stati ritrovati i primi versi del poema ‘Le Georgiche’ di Virgilio, il grande poeta i cui testi erano usati nell’antica Roma per insegnare ai bambini a leggere.

Ciò che più colpisce, e che rende il ritrovamento “eccezionale”, è che i versi erano stati incisi anche sulla base di un’anfora. Perché? La ricchezza epigrafica delle anfore dell’area dell’Andalusia è nota fin dall’antichità, poiché si sa che i vasai romani vi incidevano i loro sigilli o scrivevano etichette (“tituli picti”) con nomi di persone, date o luoghi, ma mai poesie.

Per questo motivo, lo studio – firmato da un team di archeologi delle Università di Barcellona, Montpellier, Siviglia, Cordoba e dell’Istituto Catalano di Archeologia Classica – precisa che si tratta di un ritrovamento “senza precedenti”. Si tratta di cinque righe composte da gruppi di due o tre parole. Sono state scritte con uno stilo quando il vaso si stava asciugando a testa in giù, nella fase iniziale dell’assemblaggio. Il frammento conservato è spesso 1,2 cm, lungo 8 cm e largo 6 cm.

Il fatto che tutti i sigilli incisi sulle anfore recuperate durante lo scavo di Cordova provenissero da “figlinae” (officine ceramiche) di proprietà della famiglia senatoria Fabii clarissimi viri (i famosi Fabii), suggerisce che il graffito con la poesia sia stato realizzato in una delle loro proprietà. “La paternità e la vera intenzione di chi l’ha scritto sono difficili da determinare, ma tutti gli indizi portano a pensare che qualcuno non volesse che fosse visto, dal momento che era inciso sulla parte inferiore dell’anfora”, ha spiegato Iván González Tobar dell’Università di Barcellona intervistato dal quotidiano ‘El País’.

Gli archeologi nello studio consegnato al ‘Journal of Roman Archaeology’ sottolineano che è nota la presenza di bambini nelle officine in cui venivano realizzati questi grandi vasi in ambienti rurali, il che offre indizi sulla loro paternità. È possibile che sia stato realizzato da un adulto per insegnare a leggere a un bambino piccolo, oppure che sia stato un bambino a imparare i versi a memoria e a inciderli. “La presenza della grafite nella catena di produzione implica una notevole alfabetizzazione dell’ambiente delle officine ceramiche betiche, che contrasta con la visione classica di un mondo rurale isolato”, ha evidenziato Iván González Tobar.

Virgilio era il poeta più popolare del suo tempo. “L’Eneide” veniva insegnata nelle scuole e i suoi versi sono stati un esercizio pedagogico per molte generazioni. Per questo motivo, è comune trovarli sui resti di materiali ceramici da costruzione, il che ha portato molti autori a collegarli a funzioni educative (gli scolari romani scrivevano Virgilio sulle loro lavagne). Ma perché su un’anfora e perché “Le Georgiche” e non “L’Eneide”?

Tenendo conto che il primo libro delle “Georgiche” è dedicato all’agricoltura, e che la zona dello scavo intorno a Cordova è un’area eminentemente rurale, il suo uso pedagogico “non è irragionevole, soprattutto se si conferma la notevole presenza di bambini nelle officine ceramiche”, ha ipotizzato sempre Tobar. Gli esperti stanno quindi discutendo se questo graffito fosse un “esercizio meccanico, come semplice divertimento, o una pratica di scrittura di qualcuno che ha registrato alcuni versi che aveva imparato da bambino e ha lasciato la citazione incompiuta, o per un vuoto di memoria o perché ha cambiato improvvisamente attività”.

Il sito di Noguera, nonostante l’accumulo di ceramica rinvenuta, non era un centro di produzione di anfore da olio. L’abbondanza di resti potrebbe essere spiegata dal riutilizzo degli scarti di una vicina officina di ceramisti, per costruire o riparare muri e strutture abitative rurali. Gli archeologi ritengono che il sito corrisponda a una “residenza con le caratteristiche di una villa rustica che produceva olio d’oliva”. I frammenti di anfore studiati sono datati tra il II e il III secolo d.C..

“Tutte queste considerazioni ci portano ad un individuo sufficientemente alfabetizzato per scrivere o recitare poesie, ma non con la perfezione dell’ortografia, in quanto commette diversi errori”, hanno spiegato gli archeologi Antonia Soler e Piero Berni Miller. Comunque sia, l’autore scrisse a memoria: “Scambiò la ghianda aonia (della Grecia settentrionale) con la spiga fertile e mescolò l’acqua con l’uva scoperta”. In realtà nel settimo e ottavo verso del primo libro delle “Georgiche”, scritte nel 29 a.C. da Virgilio, si legge: “…se è vero che per vostra grazia il genere umano sostituì le caonie ghiande con le pingui spighe di grano e mescolò l’acqua dell’Acheloo col vino che aveva scoperto…”

(di Paolo Martini)