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**Prof accoltellata: legale studente, ‘la scuola lo ha scaricato, non vuole responsabilità’**

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Milano, 20 giu. (Adnkronos) – “La scuola lo ha letteralmente scaricato perché non ha voluto assumersi alcuna responsabilità e, malgrado il ragazzo avesse un curriculum senza particolari criticità e voti brillanti in tutte le materie, con la sola eccezione della Storia, non ha esitato a calpestare i suoi diritti non consentendogli neanche di difendersi alla riunione del consiglio di istituto. E non solo non ammettendo me, che sono il suo avvocato, malgrado avessi una procura firmata dalla famiglia, ma anche considerandolo un ‘bullo’ per poter richiamare la norma che prevede la massima punizione in casi di atti di bullismo. Ma lui bullo non lo è mai stato. Solo che, probabilmente, si è deciso così anche per le pressioni dei genitori che stazionavano davanti alla scuola proprio con l’intento di ottenere l’allontanamento di quel ragazzo”. Così, all’Adnkronos, Stefano Rubiu, legale difensore della famiglia dello studente di Abbiategrasso, nel Milanese, che lo scorso 29 maggio ha aggredito e accoltellato la sua professoressa di Storia.

“Quella famiglia è distrutta -dice l’avvocato- il ragazzo è al Beccaria e i suoi genitori non vogliono altro che trovare il modo per svegliarsi da quest’incubo”. Del resto, “lui bullo non lo è mai stato, aveva voti alti in tutte le materie, aveva la media del 9 in fisica e dell’8 in matematica ed era arrivato secondo ai giochi matematici dell’istituto; le quattro note che ha preso nell’ultimo semestre portavano tutte la firma della stessa docente, a seguito di eventi come una bomboletta puzzolente lanciata insieme ad altri suoi compagni, lo spegnimento della lavagna, insomma cose che moltissime persone, quelle che una volta si definivano ‘vivaci’ hanno fatto qualche volta a scuola”.

E dunque, osserva, “se la scuola non aveva mai fatto segnalazioni di comportamenti o atti di bullismo o comunque di cose davvero serie da parte del ragazzo, mi dite com’è possibile che improvvisamente succeda una cosa del genere? Allora, forse, dovremmo chiedere alla scuola com’è che nessuno si sia mai accorto di nulla, se il ragazzo avesse manifestato del disagio o altro. In fondo a casa non aveva mai mostrato nulla di strano nel suo comportamento. Dovremo chiedere conto alla scuola, ma i genitori del ragazzo non vogliono correre il rischio di sollevare altri problemi”.

Ecco perché, spiega Rubiu, “sono io ad essere maggiormente agguerrito in questa vicenda. Io vorrei aiutare il ragazzo ad affrontare nelle condizioni più ‘giuste’ un evento che gli ha cambiato la vita da un momento all’altro, passando da una realtà di amicizie e studi alla detenzione in un istituto correttivo. Dunque farò tutto ciò che è in mio potere per andare fino in fondo: proporremo il ricorso al Tar e verificheremo se davvero il ragazzo dovrà essere bocciato. Qualunque sarà l’esito, di sicuro non tornerà in quell’istituto. Però -conclude- tutti dovrebbero riflettere e chiedersi se realmente qualcosa poteva essere fatto per evitare questa situazione”.