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**Ue: Gentiloni, migliorano conti pubblici ma effetto positivo inflazione va a svanire**

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Roma, 15 mag. – (Adnkronos) – “I disavanzi pubblici e i rapporti debito/PIL sono in via di miglioramento: la forte crescita del PIL nominale e la riduzione delle spese per le misure di emergenza legate alla pandemia hanno sostenuto l’ulteriore riduzione del disavanzo pubblico dell’UE nel 2022, al 3,4% del PIL (3,6% nell’area dell’euro) nonostante i forti interventi di sostegno per i prezzi energetico”. Lo afferma il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni presentando in conferenza stampa le nuove stime macroeconomiche di primavera ammonendo tuttavia come “se l’inflazione può sostenere il miglioramento delle finanze pubbliche nel breve termine, questo effetto è destinato ad attenuarsi nel tempo con l’aumentare della spesa di gestione del debito e con il progressivo adeguamento della spesa pubblica a un livello dei prezzi più elevato”.

“Nel 2023 e in particolare nel 2024 – ricorda – la graduale eliminazione delle misure di sostegno all’energia dovrebbe determinare ulteriori riduzioni del disavanzo aggregato nell’UE, rispettivamente al 3,1% e al 2,4% del PIL (3,2% e 2,4% nell’area dell’euro)”. Quanto al rapporto debito/PIL dell’UE – continua Gentiloni – “è sceso all’85% del PIL nel 2022, dal record del 92% nel 2020. Si prevede che scenderà ulteriormente al di sotto dell’83% del PIL nel 2024, ma rimarrà al di sopra del livello pre- Livello COVID che era di circa il 79% nel 2019. Nell’area dell’euro, dove il debito ha raggiunto il picco del 99% del PIL nel 2020, si prevede che scenderà appena sotto il 90% entro il 2024”.

Gentiloni osserva come le stime vedono “che nel 2023 diversi Stati membri registreranno ancora un deterioramento del loro saldo delle amministrazioni pubbliche ma nel 2024, la riduzione del disavanzo è diffusa in tutti i paesi, guidata dalla quasi completa eliminazione delle misure di sostegno energetico”. “Il numero di paesi con un disavanzo superiore al 3% del PIL dovrebbe aumentare da 11 nel 2022 a 14 nel 2023, per poi scendere nuovamente a 10 nel 2024 sulla base di politiche invariate” conclude il commissario.