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Cina: rapporto Iccf, consumi motore ripresa in 2023 ma crescita disomogenea

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Milano, 5 mag. (Adnkronos) – I consumi sono vero motore della ripresa dell’economia cinese nel primo trimestre 2023. Una crescita tuttavia disomogenea, che ha dovuto fare i conti con il calo delle esportazioni e degli investimenti, ma che ha registrato comunque molti segnali positivi: +4,5% di Pil, +5,4% nel settore dei servizi, +3,3% nella produzione industriale, +2,8% nella produzione manifatturiera e +5,8% nella vendita di beni al dettaglio. Numeri che al momento soddisfano Pechino, che ha mantenuto un atteggiamento accomodante e prudenziale in ambito fiscale e monetario, ma stimoli potrebbero arrivare in caso di un improvviso calo dei consumi e di nessun segnale di ripresa da parte di export e investimenti. E’ uno dei dati evidenziati in ‘Cina 2023’, l’ultimo rapporto annuale di Italy China Council Foundation (Iccf), presentato ieri pomeriggio a Milano alla presenza di un centinaio tra soci, imprenditori e professionisti.

La XIV edizione del volume elaborato dal Centro Studi Iccf segna una svolta rispetto al passato e si presenta in un formato totalmente rinnovato, con una grafica nuova e diviso in due parti (la seconda con gli aggiornamenti arriverà nella seconda parte dell’anno), che ne fanno uno studio ancora più fruibile e aggiornato. Uno strumento indispensabile per piccole, medie e grandi imprese italiane che oggi operano con la Cina o che vogliono iniziare a farlo nel prossimo futuro. “La Cina, se guardiamo a uno scenario di sviluppo lineare che non contempla i fatti straordinari cui abbiamo assistito negli ultimi anni, si candida a diventare la prima economia al mondo nell’arco di appena un decennio – ha detto Mario Boselli, presidente Italy China Council Foundation -. Una potenza in rapida ascesa, che presenta sfide e opportunità per tutti ma soprattutto una realtà di cui oggi, piaccia o non piaccia, non si può fare a meno. L’Italia è pienamente inserita in questo contesto economico trainato da Pechino, ovviamente con differenze da settore a settore”.

Secondo Boselli, “quello su cui oggi è necessario lavorare per interagire al meglio con questo grande Paese è il rafforzamento del dialogo, un ulteriore sviluppo della cooperazione commerciale (soprattutto per quanto riguarda le nostre esportazioni in Cina, che devono essere rinvigorite), maggiore reciprocità e trasparenza nella relazione. A livello europeo, dobbiamo saper parlare con una voce coesa e indipendente per favorire il multilateralismo ed evitare incomprensioni che non fanno bene a nessuno”. Italia e Cina, del resto, intrattengono solide relazioni commerciali: nel 2022, il valore dell’interscambio complessivo ha raggiunto, secondo Istat, i 73,9 miliardi di euro (+36,3% a/a), di cui 57,5 miliardi (+49% a/a) di importazioni dalla Cina in Italia e 16,4 miliardi (+0,5% a/a) di esportazioni italiane in Cina.

I dati presentati dalle dogane cinesi riportano un valore dell’interscambio commerciale tra i due Paesi pari a 77,8 miliardi di dollari Usa (+5,4%), di cui 50,9 miliardi (+16,8% a/a) di esportazioni cinesi in Italia e 26,9 miliardi (-11% a/a) di importazioni dall’Italia. Cresce il deficit commerciale italiano nei confronti della Cina, spinto, contemporaneamente, da una crescita sostenuta delle esportazioni cinesi e da un rallentamento delle esportazioni italiane in Cina. Nel complesso, la Cina rappresenta il decimo mercato di destinazione per l’export italiano, il quarto extra-europeo e il primo in Asia. La Cina è il secondo fornitore dell’Italia, dopo la Germania mentre il nostro Paese è il 24esimo fornitore della Cina e il suo 22esimo mercato di sbocco. Nel 2022 la quota di mercato della Cina sul totale dell’export italiano era del 2,6%. A livello regionale, le regioni più importanti per l’interscambio commerciale tra Italia e Cina sono state Lombardia (33,8% export/39,8% import), Emilia-Romagna (16,7% export/10,25% import) e Piemonte (11,8% export/7% import).

All’interno del rapporto vengono analizzati i principali settori che hanno rappresentato anche in termini valoriali i tassi di crescita più interessanti nel corso del 2022, in linea con gli sviluppi in seno al mercato cinese. In particolare, segnaliamo il settore del tessile e dell’abbigliamento (+12,4% a/a, pari a 3,5 miliardi di euro), quello farmaceutico (+50% a/a, pari a 1,5 miliardi) e quello chimico (+20,8% a/a, pari al valore record di 1,43 miliardi). Nella lista di azioni suggerite alle imprese italiane già operative in Cina o che ambiscono a entrarvi, la prima è quella che suggerisce di fare maggiori investimenti nel digitale, perno di qualunque strategia per il dinamico mercato cinese. Un diktat ormai non solo per le imprese con prodotti di consumo e servizi, ma anche per il mondo b2b. Su questa linea, è anche importante allineare i propri prodotti con le nuove richieste dei consumatori cinesi, sempre più propensi a premiare le aziende in grado di produrre un impatto sociale positivo.

Altra indicazione è quella di instaurare collaborazioni strategiche con partner in loco perché può facilitare l’attività delle imprese italiane, permettendo di instaurare migliori relazioni con i consumatori e di sfruttare canali commerciali già esistenti. L’attenzione su informazione e formazione è da sempre al centro dell’impegno di Iccf, in quanto indispensabili per evitare di incorrere in eventuali errori di valutazione e analisi del contesto socioeconomico in cui si opera, in costante mutamento e di difficile decifrazione. È necessario anche prevedere nuove strategie di ingaggio per rimanere operativi e competitivi nel mercato cinese, esponenzialmente più complesso e qualitativamente in crescita. Ma bisogna anche diversificare la propria strategia di impresa, ad esempio includendo città secondarie, e localizzare in Cina, per servire in maniera più efficiente il mercato interno e garantirsi una base strategica da cui condurre operazioni nei mercati dell’Asia orientale e del Sud-est asiatico.