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**Mattarella: ‘scambio tra culture apre menti, no a recinti neo tribali’**

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Roma, 21 apr. (Adnkronos) – “La lettura del ‘Milione’ di Marco Polo potrebbe aiutarci a comprendere lo spirito con cui va guardato il mondo. Lo scambio apre le menti, tanto più per una cultura solida e ammirata come quella italiana. Consente di rimuovere pregiudizi e nozioni artefatte che ostacolano la conoscenza, ricacciandoci in recinti neo-tribali”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

“Il progresso del mondo -ricorda il Capo dello Stato- è avvenuto anche, se non soprattutto, grazie agli scambi con le culture ‘altre’. Le trasformazioni repentine dei modelli di convivenza indotte dalle innovazioni tecnologiche, gli effetti dei cambiamenti climatici e della stessa crisi pandemica, i conflitti in atto, ci interrogano oggi profondamente nella nostra personalità. La cultura ci sorregge nella nostra capacità di immaginare fin d’ora il tempo nuovo, offrendoci criteri divenuti universali”.

“La partecipazione dell’Italia in veste d’ospite d’onore a due tra le più prestigiose occasioni culturali europee”, il Festival du Livre di Parigi, e la Buchmesse di Francoforte, “oltre a riconoscere il contributo recato dalla civiltà italica al sentire globale, rappresenta una grande occasione per proseguire sulla strada di una osmosi che consolidi sempre più la piattaforma comune di valori sui quali si fonda la Casa europea”.

“L’incontro e il dialogo tra culture -insiste Mattarella- offre l’opportunità di conoscersi al di fuori di consolidati stereotipi e crea, nel confronto, le condizioni per superare la fragilità di una interpretazione dell’identità basata sulla chiusura e il rifiuto dell’altro”. Il rispecchiarsi in uno spazio largo è ciò che ha consentito il crescere delle civiltà. Il sapere si è affermato come un valore democratico, anzi come condizione della stessa vita democratica”.

“Un bagaglio di studi limitato -conclude il Capo dello Stato- è una barriera che, oltre a creare divari, genera incomprensioni e, dunque, conflittualità e, soprattutto, ci impedisce di progettare il futuro con chiavi interpretative adeguate a comprendere la complessità del nostro vivere contemporaneo”.