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Gli esperti, ‘gastroenterologi e medici base insieme per migliorare percorso paziente’

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Roma, 31 mar. (Adnkronos Salute) – “Abbiamo lavorato in questi ultimi mesi con i colleghi della Fismad nella definizione di percorsi di cura integrali, cercando la strada migliore per avvicinare la gestione territoriale e il paziente con malattie acute e croniche dell’apparato digerente”. Così Ignazio Grattagliano, presidente Simg Puglia e referente della gastroenterologia per la Società italiana di medicina generale, a margine del ventinovesimo Congresso nazionale delle malattie digestive promosso dalla Fismad a Roma.

“Sono processi di cura utili per l’abbattimento delle liste d’attesa e l’appropriatezza prescrittiva – aggiunge l’esperto – ma ci auguriamo che gli amministratori mettano in atto tutti i supporti necessari perché questi progetti siano attuati. Stiamo lavorando su due fronti, con i colleghi gastroenterologi. Da parte nostra cercando di formare medici di medicina generale più attenti e competenti nei confronti delle malattie dell’apparato digerente, affinché diventino quello che nei Paesi anglosassoni si chiamano ‘general practitioner with special interest’, cioè il medico del territorio con interessi nel campo gastroenterologico”.

“I colleghi della gastroenterologia ospedaliera stanno cercando la strada migliore – aggiunge Grattagliano – per estendere sul territorio le competenze e le attività per venire incontro alle esigenze della popolazione generale, degli assistiti che hanno bisogno di una consulenza specialistica. In questo l’intesa è forte tra noi, medici di medicina generale e gastroenterologi, e mi auguro che nei prossimi tempi si possa mettere in atto questa forma collaborativa nella realizzazione della continuità assistenziale”.

Anche per Maria Caterina Parodi, presidente della Sied (Società italiana di endoscopia digestiva), l’obiettivo principale è quello di “iniziare una collaborazione, un’integrazione con il medico di medicina generale – sostiene – creando dei percorsi per il cittadino-paziente perché trovi un percorso clinico per patologie come la dispepsia ad altissimo impatto epidemiologico”.

Circa il 40% della popolazione italiana – è emerso dal congresso – lamenta disturbi di tipo dispeptico, in parte disturbi simil reflusso, “che conosciamo tutti piuttosto bene perché legati allo stress – evidenzia Parodi – è necessario che tali patologie, minori rispetto a quelle più complesse, vengano gestite sul territorio in stretta collaborazione tra gastroenterologo e medico medicina generale, per favorire un accesso più rapido alla gastroscopia e intervenire nel percorso terapeutico nei pazienti che sono resistenti alla terapia. Ma occorre aiutare il medico di medicina generale a non sottovalutare i sintomi di allarme che possono nascondere patologie più gravi e complessa”.