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Covid, Oms: casi e morti in calo nel mondo ma risalita contagi in Europa

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Milano, 9 mar. (Adnkronos Salute) – Continua il calo dei casi e dei morti di Covid segnalati nel mondo, ma con una risalita dei contagi in Europa. Nei 28 giorni dal 6 febbraio al 5 marzo, a livello globale sono stati registrati circa 4,5 milioni di casi e 32mila decessi, pari a -58% e -65% rispettivamente rispetto ai 28 giorni precedenti. Al 5 marzo, da inizio pandemia sono oltre 759 milioni i contagi confermati e oltre 6,8 milioni le morti. E’ quanto emerge dal bollettino diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Ancora una volta Oms ribadisce che “le tendenze attuali sono sottostime del numero reale di infezioni e reinfezioni” da Sars-CoV-2, “come mostrano le indagini sulla prevalenza. Questo è in parte dovuto alla riduzione dei test e ai ritardi nella segnalazione in molti Paesi. I dati presentati possono essere incompleti e pertanto dovrebbero essere interpretati con cautela”, avverte l’agenzia ginevrina che, nel monitorare le variazioni delle tendenze epidemiologiche, effettua ormai i confronti su intervalli di 28 giorni perché “questo aiuta a tenere conto dei ritardi di segnalazione, ad appianare le fluttuazioni settimanali nel numero di contagi e a fornire un quadro più chiaro rispetto a dove la pandemia sta accelerando o decelerando”.

A livello regionale, negli ultimi 28 giorni i nuovi casi sono diminuiti in 5 delle 6 regioni Oms (-80% Pacifico occidentale, -61% Africa, -31% Americhe, -15% Sudest asiatico, -9% Mediterraneo orientale), mentre sono aumentati del 12% in Europa; le nuove morti sono scese in 5 regioni (-86% Pacifico occidentale, -73% Africa, -51% Sudest asiatico, -39% Europa e -32% Americhe), mentre sono aumentate del 18% nel Mediterraneo orientale. Per l’Italia, sempre negli ultimi 28 giorni, l’Oms riporta un calo del 47% nel numero di decessi.

Negli ultimi 28 giorni il numero più alto di nuovi casi Covid è stato segnalato da Stati Uniti (1.027.596, -23%), Giappone (539.251, -78%), Cina (454.575, -87%), Germania (379.505, +23%) e Federazione Russa (345.384, +103%), mentre per decessi riportati in testa ci sono Usa (10.856, -29%), Giappone (3.432, -65%), Cina (2.634, -94%), Regno Unito (2.103, -37%) e Brasile (1.931, -25%).

Per la regione europea, il report Oms indica negli ultimi 28 giorni oltre 1,5 milioni di contagi e 9.066 morti. Diciannove Paesi hanno registrato aumenti del 20% o più dei nuovi casi, con gli incrementi più elevati riportati da Kirghizistan (+575%), Polonia (+316%) e Moldavia (+196%). Il numero più alto di nuovi contagi è stato segnalato da Germania (379.505, 456,3/100mila, +23%), Federazione Russa (345.384, 236,7/100mila, +103%) e Austria (138.388, 1.554,7/100mila, +86%), mentre in testa per nuove morti ci sono Regno Unito (2.103, 3,1/100mila, -37%), Federazione Russa (1.019, meno di 1/100mila) e Italia (963, 1,6/100mila, -47%).

VARIANTI COVID – E’ Kraken (XBB.1.5) la variante Covid più diffusa a livello globale. Anche se la sua presenza è stata censita in 79 Paesi, contro i 133 che hanno segnalato la famiglia Cerberus, la sua prevalenza viene data al 32% dei sequenziamenti virali raccolti nella settimana numero 7 del 2023 (dal 13 al 19 febbraio). L’Organizzazione mondiale della sanità nel suo aggiornamento settimanale su Covid-19 spiega che Kraken “mostra una tendenza all’aumento”, essendo passata dal 17,98% della settimana 3 (16-22 gennaio) al 31,98% della settimana 7 (pur essendo quest’ultimo dato leggermente più basso del 35,7% registrato alla settimana 6). Ma, puntualizza l’agenzia Onu per la salute, “le informazioni attualmente disponibili non suggeriscono che XBB.1.5 abbia una gravità clinica più elevata” rispetto agli altri sottolignaggi Omicron circolanti.

Nelle ultime 5 settimane – si ricorda nel report – l’Oms sta attualmente monitorando una variante di preoccupazione, cioè Omicron, e 7 sue sottovarianti, tra cui il ricombinante Kraken. Queste sottovarianti vengono monitorate a causa del loro vantaggio in termini di trasmissibilità osservato rispetto ad altri mutanti di Sars-CoV-2 e per ulteriori cambiamenti di aminoacidi che sono noti o sospettati di conferire un vantaggio in termini di ‘efficienza’ (fitness).

A livello globale, dal 6 febbraio al 6 marzo 2023, quindi in 28 giorni, sono state condivise tramite la banca dati Gisaid 59.294 sequenze di Sars-CoV-2, di cui il 99,6% erano della maxi famiglia di Omicron. Dall’ultimo aggiornamento dell’1 marzo, si è registrata una continua tendenza all’aumento delle quote di ricombinanti a livello globale: nella settimana numero 7 hanno rappresentato il 44,1% di tutte le sequenze, in aumento rispetto al 25,1% registrato nella settimana 3. Omicron 1 (BA.1), Omicron 3 (BA.3) e Omicron 4 (BA.4) hanno rappresentato collettivamente meno dello 0,1%. Le sequenze non assegnate (tutte presunte Omicron in attesa dell’assegnazione di lignaggio discendente) sono cresciute notevolmente nel giro di una settimana, passando da una prevalenza del 9,16% alla settimana 6 al 14,5% delle sequenze condivise nella settimana 7.