Passa al contenuto principale
ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll
ISTAT e Euromonitor: 5,8 milioni rinunciano a curarsi mentre il wellness è in boom-Se il termometro diventa una pillola: il sensore ingeribile del MIT che misura la febbre dall'interno-Ecobonus auto elettrica: cosa sapere prima della scadenza del 30 giugno 2026-Foreste in Italia 2026: i boschi dove trovare il fresco (e come visitarli in totale sicurezza)-Friggitrice ad aria d'estate: 7 ricette veloci e leggere (lascia il forno spento)-Antartide, il ghiaccio cresce o si scioglie? Dipende-Il ventilatore portatile rinfresca davvero contro il caldo? E quando le temperature diventano estreme?-Quanto paghi davvero una birra? Fino al 40% sono imposte-7 semi di frutti da non buttare: sai come farli germogliare?-Moka, il caffè perfetto? È una questione di chimica-I coralli sono spacciati? Un nuovo studio mappa le barriere che resistono al cambiamento climatico-Terremoto in Venezuela: la vicinanza di Ecoseven al popolo venezuelano e come aiutare chi ha perso tutto-Prezzi carburanti oggi 26 giugno 2026: benzina e diesel ancora in calo, ma dal 4 luglio rischio rincaro-Rottamazione-quinquies, cosa fare entro il 30 giugno: la comunicazione delle somme dovute e gli errori da evitare-Friggitrice ad aria: cos'è, fa bene o fa male e quali sono i rischi reali (la guida completa)-Packaging compostabile spruzzato con l'acqua: l'invenzione di Virginia Tech che elimina i solventi tossici-Le etichette della frutta sono commestibili? No, e i bollini di plastica sono un problema (ma le alternative stanno arrivando)-Decreto Lavoro 2026 (D.L. 62/2026): cosa cambia davvero tra salario giusto, bonus assunzioni e tutele rider-Come ci siamo adattati al caldo: architettura, corpo e abitudini che sfidano la canicola-Granchio blu nuotatore: pescato in Sardegna il primo esemplare (ed è una terza specie diversa dal granchio blu)

Basket: Lakers, Gasol pronto al ritiro della maglia, andrà vicino a quelle di Bryant

Condividi questo articolo:

Los Angeles, 7 mar. -(Adnkronos) – A Los Angeles è tutto pronto. Stanotte arrivano i Grizzlies, la franchigia dove Pau Gasol (scelta n°3 al Draft 2001, chiamato da Atlanta ma subito girato a Memphis) ha iniziato la sua carriera Nba, prima del trasferimento ai Lakers. E il catalano proprio nel match che vedrà di fronte le due squadre principali della sua carriera avrà l’onore di vedere ritirata la sua maglia n°16, riconoscimento ancora più eccezionale arrivando in un’organizzazione di successo come quella gialloviola: “Cerco piano piano di realizzare che il mio numero, la mia maglia, sarà lì, assieme a tutte quelle di quegli incredibili campioni, per sempre nella storia del gioco”, dice Gasol, quasi incredulo. Non solo. La sua sarà la prima maglia dei Lakers ritirata dopo quella (doppia, la n°8 e la n°24) di Kobe Bryant, che proprio con lo spagnolo aveva forgiato un’intesa – in campo e fuori – davvero unica (oggi tenuta viva dallo splendido rapporto che lo lega a Vanessa Bryant e alle sue bambine). “Finire al suo fianco, vedere il suo nome, lo so che mi emozionerà tantissimo”, anticipa Gasol: “Si tratta di un momento già molto importante, che la mia storia con Kobe rende ancora più speciale: questi due fattori assieme vanno a formare un cocktail davvero duro da digerire”, ammette il catalano, che a 24 ore dalla cerimonia del ritiro della sua maglia accetta di aprirsi.

“La mia storia e quella di Kobe sono impossibili da separare, è inevitabile”, dice. “Se il mio numero oggi viene ritirato in gran parte io lo devo a lui: mi ha reso migliore, ci ha reso tutti migliori, su ognuno di noi ha avuto un effetto incredibile. E il fatto che domani non potrà essere qui con me, con noi, è davvero dura”. Per scacciare via i brutti pensieri, allora, Gasol si affida a un ricordo del passato. Gara-7, finali del 2010, Lakers contro Celtics, in palio l’anello. “Ricordo che quel giorno ero determinato a fare qualsiasi cosa servisse per arrivare alla vittoria. Non avremmo mai permesso a Boston di batterci sul nostro campo e festeggiare il titolo. Non m’importava cosa avrei dovuto fare, non mi importava chi avrei avuto davanti: avrei staccato la testa a chiunque, sentivo di essere diventato un killer, in campo. E questo atteggiamento – conclude Gasol – era lo stesso che Kobe portava in campo ogni singola serata”.