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Covid: atti inchiesta, ‘a sindaci lombardi negati dati contagio per non creare panico’

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Milano, 4 mar. (Adnkronos) – “Verso la fine di febbraio i dati del contagio nella bergamasca e in ampi territori della Lombardia erano tali che avrebbero richiesto ulteriori misure contenitive”. Eppure, se “nel caso della zona rossa di Codogno, vi è stata unità di intenti tra l’autorità di governo regionale e nazionale”, lo stesso non avviene in Val Seriana. A ricostruire, tappa per tappa, quanto accaduto sono gli atti dell’inchiesta della procura di Bergamo.

Quasi 2.500 pagine dove non si fanno sconti a nessuno: né al governo centrale né al governatore lombardo Attilio Fontana, da poco riconfermato. Regione Lombardia, “benché avesse contezza diretta dell’espansione esponenziale del contagio nel suo territorio, nonché del fatto che le catene di trasmissione fossero multiple, non ha mai formalmente richiesto, concordato o sollecitato al governo alcun provvedimento contingibile per i territori di Alzano e Nembro, né lo ha fatto per altre aree regionali”.

Dalle chat “emerge la contrarietà dell’assessore Gallera nell’istituire la zona rossa, quantomeno in Nembro e Alzano”. Inoltre, l’ex assessore “ha dato ordine alle Ats di non comunicare i dati dei positivi ai sindaci”, i quali sono autorità sanitaria. Tale divieto “ha, di fatto, comportato l’impossibilità dei sindaci di valutare la possibilità di adottare, ovvero richiedere, quantomeno nelle more dell’emanazione di appositi Dpcm, particolari provvedimenti contingibili e urgenti nei territori da loro amministrati, tipo le cosiddette zone rosse”. Non solo: “dalle copie forensi risulta che, in più occasioni, si è cercato di contenere la diffusione dei dati sul contagio, sminuendo, nel contempo, la gravità della situazione”. In questo senso “deve essere letta anche l’espressione più volta citata nei messaggi ‘di non creare panico’ tra la popolazione”.