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Vitamina D, quando viene rimborsata e quando è necessario integrarla

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Roma, 28 feb. (Adnkronos Salute) – In riferimento alla recente revisione della Nota Aifa 96 ‘Prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D’, la Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms), “coerentemente con quanto indicato dalle recenti raccomandazioni pubblicate” dalla stessa Siommms, “condivide il giudizio sulla inappropriatezza di uno screening esteso alla popolazione generale – informa in una nota – ritenendo che la determinazione dei livelli di 25(OH)D dovrebbe essere eseguita solo in presenza di fattori di rischio per carenza e quando risulti utile per la gestione clinica dei pazienti”.

La società scientifica “apprezza il riconoscimento dell’opportunità di una supplementazione in persone con grave carenza di vitamina D, anche se asintomatiche – spiega ancora la Siommms – e il recepimento da parte dell’Agenzia italiana del farmaco dell’opportunità di innalzare la soglia minima desiderabile dei livelli sierici di 25(OH)D da 20 ng/ml (o 50 nmol/L) a 30 ng/ml (o 75 nmol/L) nei pazienti affetti da osteoporosi o altre osteopatie accertate, riconoscendo che la correzione del deficit di vitamina D rimane uno dei capisaldi della terapia per l’osteoporosi, mentre la supplementazione con vitamina D di soggetti sani e senza carenza di vitamina D appare comprensibilmente inutile, come già ben noto e dimostrato dai risultati tutt’altro che sorprendenti di recenti studi clinici”.

Gli specialisti della Siommms ritengono inoltre che la prosecuzione della supplementazione con vitamina D vada “garantita a carico del Servizio sanitario nazionale indipendentemente dalla determinazione della 25(OH)D, anche nei pazienti già in trattamento con vitamina D e farmaci per osteoporosi secondo Nota 79 o altre osteopatie accertate”.

“Si apprezza – prosegue la Siommms – l’inclusione, tra i destinatari della prescrizione di vitamina D a carico del Ssn, oltre alle persone istituzionalizzate, delle persone con gravi deficit motori o allettate che vivono al proprio domicilio, considerato che l’esposizione solare, come giustamente riconosciuto, rappresenta il meccanismo principale per soddisfare il fabbisogno di vitamina D”.

Tuttavia, precisano gli esperti, “si ritiene andrebbero incluse anche altre condizioni a rischio di ipovitaminosi D come quelle legate a forzate condizioni di ridotta esposizione solare (ad esempio per motivi lavorativi o culturali o per condizioni che controindicano l’esposizione ad Uvb) o quelle legate ad incapacità a produrre adeguate quantità di vitamina D nonostante l’esposizione solare, come ad esempio in età avanzata”.

Infine, riguardo i potenziali effetti extra-scheletrici della vitamina D, “si condivide il fatto che allo stato attuale delle conoscenze non vi siano evidenze scientifiche certe di un beneficio della supplementazione con vitamina D in termini di costo/efficacia anche in ambito cardiovascolare, oncologico, infettivo, diabetologico e respiratorio, ma si ritiene – conclude la Siommms – che attualmente non si possano neppure escludere”.