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Pd: attesa per risultati alla ‘Casa dei popoli’, Bonaccini pronto a lanciare partito nuovo

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Casalecchio di Reno (Bologna), 26 feb. (Adnkronos) – E’ iniziata l’attesa nel quartier generale di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, scelto da Stefano Bonaccini come luogo per aspettare i dati delle primarie del Pd, aperte a tutti. La Casa dei Popoli è la stessa sede dove ha già festeggiato nel 2020 la conferma come governatore dell’Emilia Romagna. Oggi la sfida è ancora più alta: diventare segretario nazionale dei dem. Sono 5.500 i gazebo in Italia dove, oltre a chi si è pre registrato per votare dall’estero o perché impossibilitato a raggiungere i ‘seggi’, si può scegliere il successore di Enrico Letta. Una sfida a due, contro Elly Schlein, che si spera sia decisa almeno da un milioni di elettori, questa la soglia psicologica per non considerare le primarie un ‘flop’.

Bonaccini ha votato intorno alle 12 nel seggio di Campogalliano, il circolo in provincia di Modena da dove è partito e tutt’ora risiede, ma bisognerà attendere fino alle 20, orario di chiusura del voto, per scoprire il nome di chi guiderà i dem usciti sconfitti dalle elezioni politiche del 25 settembre scorso. Cinque mesi dopo l’annuncio di Letta sulla non ricandidatura, il Partito Democratico prova a ripartire sotto una nuova guida.

L’ex presidente della Regione Emilia Romagna, che è il favorito dopo il risultato ottenuto nei circoli, promette un cambiamento che passa dallo statuto ai dirigenti, il tutto all’interno di un partito che dovrà essere capace di archiviare la litigiosità interna. Nel suo lungo percorso verso le primarie ha raccolto il consenso della base ma anche di nomi di spessore e ha scandito il suo modello: un partito aperto e laburista, con regole e strumenti chiari, una sinistra “progressista e riformista” capace di mettere al centro il lavoro.

Un’agenda nuova e un nuovo gruppo dirigente, un Pd “a vocazione maggioritaria”, in grado di riconquistare – mettendo il merito come primo criterio di selezione – i voti persi negli ultimi anni. “Se toccherà a me, chiederò un impegno al mio fianco a Elly Schlein (per due anni hanno lavorato gomito a gomito in Regione, ndr), Paola De Micheli e Gianni Cuperlo (gli altri candidati sconfitti, ndr) nelle modalità che concorderemo assieme”, una delle sue ultime dichiarazioni prima del voto.

Vocazione maggioritaria non significa autosufficienza o isolamento, ma vuol dire viceversa rimettere il Pd al centro di un’alternativa possibile. “Se vinco chiederò a 5stelle e Terzo polo di fare una battaglia insieme sulla scuola pubblica, visto che il governo sta tagliando la rete territoriale” le parole del pragmatico Bonaccini che “su salario minimo legale e difesa della sanità pubblica” vuol fare un’opposizione comune.

“Una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire il salario minimo legale dove non arriva la contrattazione collettiva” sarà la sua prima battaglia identitaria se verrà eletto. L’obiettivo del favorito è chiaro, tornare a vincere alle urne con un “grande partito di sinistra e popolare, riformista e plurale”, ma la decisione è ora in mano agli elettori.