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**Ucraina: Meloni al G7 puntella linea Italia, ‘con Kiev fino alla fine, alta pressione su Mosca’**

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Roma, 24 feb. (Adnkronos) – Contrastare la falsa narrazione di Putin, intensificare i rapporti con chi tentenna -leggi i Paesi che si sono astenuti dalla risoluzione delle Nazioni Unite- accelerare la piattaforma di coordinamento per la ricostruzione, e, soprattutto, mantenere alta la pressione su Mosca. In sintesi, non arretrare di un millimetro. Giorgia Meloni interviene alla videoconferenza del G7 convocata ad un anno dall’inizio del conflitto, collegato da Kiev anche il Presidente Volodymyr Zelensky. Mentre Palazzo Chigi si tinge di blu e giallo -i colori della bandiera ucraina- i Grandi del mondo decidono di rafforzare l’impianto sanzionatorio sul Cremlino.

E Meloni, confermando la linea del suo governo, ribadisce la posizione senza indugi dell’Italia, ovvero al fianco dell’Ucraina tutto il tempo che sarà necessario per respingere l’invasore e ripristinare la sovranità e integrità territoriale. Oltre ad assicurare un futuro prospero all’Ucraina nell’Ue, finanziandola e aiutandola nella ricostruzione. La ricostruzione, appunto. E’ uno dei temi sui quali ha più battuto Meloni nell’incontro con Zelensky di lunedì scorso, oggi il premier ci è tornata su nella riunione del G7, invitando i big alla conferenza che punta ad organizzare in Italia ad aprile, e rispetto alla quale ha incassato l’entusiasmo del capo della resistenza ucraina. Affinché di ricostruzione si inizi a ragionare sin da subito, senza attendere la fine di un conflitto che potrebbe durare ancora a lungo.

Unità, coesione e resilienza. I leader del mondo hanno rimarcato come, in questo drammatico anno di guerra, Putin non sia riusciti a dividerli: il sostegno militare, umanitario e finanziario a Kiev non è mai venuto meno. Se l’obiettivo del Cremlino era dividere l’Ue dagli Usa, indebolire la Nato, quel che ha ottenuto è esattamente il risultato opposto: Nato e Ue più coese e determinate a sostenere Kiev. Ma per Meloni gli sforzi vanno compiuti per allargare ancor più il fronte che lotta al fianco dell’Ucraina.

Il presidente del Consiglio ha infatti rimarcato come si debbano aumentare e unire gli sforzi per avvicinarsi maggiormente a quello che viene chiamato il Sud globale, quella parte del pianeta che risente della propaganda di Mosca subendo la falsa narrazione di Putin e dei suoi uomini. Raccontando come lei stessa, nelle ultime settimane, abbia intensificato i contatti con diversi leader africani.

Un passo da compiere, per Meloni, è portare dalla propria parte, dalla parte dell’Ucraina e di Zelensky, quei paesi che non sono convinti, a partire da quelli che hanno scelto di astenersi ieri dal voto sulla risoluzione dell’assemblea delle Nazioni Unite. In sintesi, isolare quanto più Mosca senza precludere una via diplomatica alla risoluzione del conflitto, anche se al momento appare tutta in salita.

L’Italia c’è, non meno di quanto ci fosse con Mario Draghi. L’impegno del governo è a tutto campo, a 360 gradi, come lo stesso premier ha ribadito a Zelensky martedì scorso, spingendosi fino a Kiev a pochi giorni dall’anniversario dell’anno di guerra, mantenendo la parola data. Dritta per la sua strada, Meloni tenta di lasciarsi alle spalle le polemiche -le ennesime- nate dal fallo di reazione del presidente ucraino all’intemerata di Silvio Berlusconi alla vigilia del voto. Anche se in queste ore un nuovo fronte rischia di aprirsi con gli alleati, non solo col partito del Cavaliere ma anche con la Lega.

Come da attese, infatti, dal Quirinale è arrivata la firma al milleproroghe ma con riserve. Tra le norme attenzionate dal Colle, anche la misura che proroga di un anno le gare per le concessioni balneari. Norma che, sin dal principio, sembrava non convincere il premier. Da Palazzo Chigi trapela “attenzione e approfondimento” per le osservazioni del Presidente del Consiglio. Ma fonti Lega ribattono all’Adnkronos che tornare indietro è operazione complessa, “non credo proprio si rimetta mano alla norma”, si dice convinto un esponente di governo del Carroccio.

Così all’orizzonte si profila già una nuova battaglia, che rischia ancora una volta di mettere in difficoltà Meloni. “Quando si è al governo marcare la differenza diventa un’operazione complessa. Noi quanto meno a Palazzo Chigi c’eravamo anche con Draghi…”, rimarca, con un pizzico di malizia, un’esponente di governo in quota Fi.