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Annibale (Sige): ‘Per neoplasie gastriche sopravvivenza del 40% a 5 anni’

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Roma, 16 feb. (Adnkronos Salute ) – “I tumori gastrici in Italia hanno una prevalenza del 4% con una sopravvivenza a 5 anni del 30-40%, pertanto ancora molto bassa. Questo è dovuto principalmente al fatto che la diagnosi arriva troppo tardi. I fattori di rischio sono dati dall’infezione di Helicobacter pylori e in particolare dalla gastrite atrofica. In questi casi bisognerebbe sottoporre la popolazione a rischio a screening. Pertanto, non uno screening di massa, ma focalizzato su questi due gruppi”. Così Bruno Annibale, presidente della Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), in occasione del convegno ‘Strategie di screening e prevenzione dei tumori digestivi: il Progetto europeo’, promosso a Roma dalla Fondazione per le malattie digestive (Fmd) per illustrare le raccomandazioni europee e le azioni utili da mettere in campo in Italia affinché sia promosso uno stile di vita più sano e siano incentivati programmi di prevenzione.

“Sono circa 20mila l’anno i casi che si registrano, con una leggera prevalenza negli uomini – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – ma affinché l’incidenza di questi tumori diminuisca bisognerebbe migliorare la pratica clinica”. Si fanno infatti “troppe gastroscopie inutili – lamenta il numero uno dei gastroenterologi – E’ stato calcolato che almeno una su due sia inappropriata, mentre vengono trascurate le linee guide internazionali che prevedono sia fatto un adeguato campionamento istologico ogni qual volta che si fa questo tipo di esame. Questo non sempre viene fatto, per motivi economici o di carico di lavoro o di mancanza di conoscenze. Ma non bisognerebbe fare questi esami senza le biopsie”. Queste ultime “consentono infatti di rilevare lesione a rischio o precancerose, che altrimenti vengono scoperte troppo tardi”.

La categoria dei pazienti a rischio è quella con più di 60 anni. “Altro fattore di rischio fondamentale è l’infezione di Helicobacter pylori ancora prevalente in Italia, al 30%, e che si trasmette anche da piccoli”, precisa Annibale. Quindi il “discorso della familiarità con Helicobacter pylori deve essere sempre indagato e monitorizzato dai clinici. Esistono dei test ematici semplici per vedere se c’è danno atrofico, che si potrebbero implementare nel quadro del Servizio sanitario nazionale. E quindi a un basso costo per il paziente, con un guadagno significativo per la salute e per lo stesso Ssn”.