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Anarchici: Berlusconi, ‘no a minacce e ricatti ma Paese civile dipende da condizioni carceri’

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Roma, 2 feb. (Adnkronos) – “L’Italia non deve piegarsi a nessun ricatto e a nessuna minaccia. Sulle regole dello Stato di diritto non si tratta con nessuno. L’uso di metodi violenti o, addirittura, terroristici, qualunque sia la loro origine, non può portare ad altra risposta che alla massima fermezza. Bisogna operare -come del resto si sta facendo- senza nessuna trattativa e nessuna concessione fuori dalla legge”. Lo afferma Silvio Berlusconi, in un’intervista a ‘Il Giornale’.

“Privare un essere umano della libertà personale -aggiunge l’ex premier- è una cosa molto grave, ma in alcuni casi necessaria. Io sono un garantista, il che significa adottare il massimo delle attenzioni per salvaguardare un possibile innocente, ma sono convinto che i veri colpevoli vadano puniti, anche in maniera severa. La tutela della salute di ogni persona, anche se detenuta, è un principio sacro. La possibilità di controllare le condizioni di un carcere e quelle di salute di chi è recluso sono tra le prerogative dei parlamentari. Se il carcere diventa un luogo di tortura, di violenza, di promiscuità, allora non soltanto non serve a rieducare i detenuti, ma sortisce l’effetto opposto: anche chi è stato punito per una colpa lieve, in carcere rischia di diventare un vero criminale. Questo per non parlare di chi è in carcere in attesa di giudizio e spesso poi viene assolto perché è innocente”.

“Il grado di civiltà di un Paese dipende anche dalla condizione delle sue carceri. Nelle carceri italiane sono recluse 55.000 persone, quando il numero di posti letto è di 50.000. In alcune carceri vi sono 12 detenuti in una cella, con un solo bagno in condizioni precarie. Il risultato è un suicidio ogni tre giorni nelle nostre carceri. Io mi vergogno di vivere in un Paese che tratta degli esseri umani in questo modo, anche se sono esseri umani che hanno sbagliato. Mi vergogno davvero. E la mia cultura cristiana si ribella a questo stato di cose. Dobbiamo costruire nuove carceri in numero adeguato -conclude Berlusconi- che garantiscano ai detenuti delle condizioni di vita dignitose e ampliare il più possibile le pene alternative al carcere”.