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Lombardia: Majorino ‘no oblio su Beccaria, ma più impegno su formazione e lavoro’

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Milano, 31 dic. (Adnkronos) – “Non spegniamo ¡ riflettori sul Beccaria”. E’ l’appello lanciato da Pierfrancesco Majorino, candidato di centrosinistra alla presidenza della regione Lombardia, in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Dubbio nel quale spiega che troppo spesso “ci ricordiamo delle strutture carcerarie quando avvengono fatti eclatanti come evasioni e rivolte. Poi però spegniamo i riflettori e ci affidiamo al lavoro, spesso improbo, del personale carcerario, sotto organico”, oltre che a quanti, come i volontari delle diverse associazioni (quali ad esempio Antigone) e i cappellani, “offrono un aiuto e una vicinanza preziosissima”.

Citando Don Claudio Burgio, che “ha raccolto la pesante eredità di Don Gino Rigoldi”, Majorino evidenzia come il cappellano abbia posto “un tema decisivo” quando una volta disse che ‘ai ragazzi mancano figure di riferimento su cui poter fare affidamento e con cui fare un percorso condiviso’: “Io -afferma l’esponente dem- penso che alle ragazze e ai ragazzi che popolano il Beccaria, come gli altri istituti minorili, manchino proprio figure di riferimento che spesso non hanno trovato nei loro contesti di provenienza”. E che “il turn over continuo di educatori e agenti penitenziari non aiuti”. Oltretutto “non è possibile creare socializzazione, investire sul suo straordinario valore, il valore del ‘legame’, che è alla base del cammino rieducativo”. Del resto, “la rieducazione passa per educazione e formazione” e “a quelle ragazze e a quei ragazzi deve essere data la possibilità di immaginarsi e realizzare un futuro, in particolare attraverso il lavoro e l’indipendenza”. Allora “è necessario un maggiore impegno perché si creino sempre più occasioni di lavoro e formazione professionale altamente qualificata all’interno delle carceri”.

“Io -osserva ancora Majorino- penso che una Regione debba stimolare e promuovere al massimo l’impegno formativo professionale in questi contesti. La formazione professionale è uno dei compiti più importanti attribuiti alle Regioni al pari della sanità e del trasporto pubblico locale. Ma -avverte- la formazione professionale fine a sé stessa non basta. Serve stabilità nelle figure di riferimento che affiancano i ragazzi per aiutarli a crescere. E far capire loro che il carcere è una parentesi nella loro vita per diventare uomini e donne migliori”. E poi, conclude, “noi, tutti noi, dobbiamo una volta per tutte smettere di ricordarci del carcere solo per i fenomeni eclatanti”.