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Diritti: Il Foglio, ‘Anastasia e Maryam nostre persone dell’anno’

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Roma, 14 dic. (Adnkronos) – “Anastasia e Maryam sono le nostre persone dell’anno perché rappresentano, con le loro storie, con il loro impegno, con la loro forza, un sentimento divenuto improvvisamente centrale nel corso dell’anno che si sta per concludere: il formidabile desiderio di libertà dei popoli oppressi e il coraggio contagioso di sfidare i regimi sanguinari con tutti i mezzi a disposizione”. Lo scrive il Foglio, che ha ‘eletto’ ‘persone dell’anno Anastasia Blyshchyk e Maryam Vahidian, due ragazze, ucraina la prima e iraniana la seconda, che rappresentano “due vicende diverse, due guerre diverse, due battaglie diverse, ma sono due storie che hanno in comune il più importante e rivoluzionario e travolgente messaggio che ci consegna il 2022: dimostrare, come ha scritto su questo giornale Anne Applebaum, che è contemporaneamente possibile essere patrioti e credere in una società aperta”.

Anastasia e Maryam, scrive il Foglio, “dimostrano che è ancora possibile sognare che una democrazia possa essere più forte e più feroce dei suoi avversari e che è ancora possibile credere che un popolo oppresso scelga di diventare nuovamente padrone del proprio destino impegnando le proprie vite contro tutto quello per cui oggi vale la pena combattere. Contro le dittature. Contro i regimi. Contro gli illiberalismi. Contro le repressioni. Contro gli ayatollah. Contro gli estremisti. Contro gli avversari dell’occidente. Contro i nemici della democrazia. E Anastasia Blyshchyk e Maryam Vahidian, in fondo, con le loro storie ci ricordano, senza retorica, cosa vuol dire, davvero, mettere il corpo delle donne a difesa della libertà”.

Anastasia Blyshchyk, ricorda il quotidiano, è una giornalista ucraina di ventisei anni che, “dopo aver visto il proprio ragazzo morire in guerra, ha scelto di arruolarsi anche lei, per difendere la memoria del suo fidanzato, ha scelto di mettere in gioco la propria vita per difendere la libertà del suo paese e ha scelto di farlo incollando sulla sua uniforme, sulla spalla destra, una toppa non ufficiale, con su scritto, in maiuscolo e in bella evidenza, ‘Arm Women Now’. Maryam Vahidian è invece una giornalista iraniana di trentuno anni che ha scelto di scendere in piazza, di protestare contro gli ayatollah, di tenere viva la memoria di Mahsa Amini, e lo ha fatto mettendo a rischio la sua vita, sapendo che le sarebbe potuto accadere quello che è capitato, negli ultimi tre mesi, a 400 persone in Iran, vittime della repressione del regime iraniano, e sapendo che sarebbe potuta finire laddove si trova dallo scorso 6 dicembre: in arresto, in Iran, in un luogo sconosciuto, senza essere in grado di dare proprie notizie e senza avere alcuna certezza rispetto alla sua futura incolumità fisica”.