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‘Ndrangheta: blitz Milano, procuratore ‘violenza e affari i due volti dell’associazione’

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Milano, 22 nov. (Adnkronos) – Lo spaccio di droga per reperire in nero i soldi da investire nel tessuto economico sano; le intimidazioni, il pizzo, le azioni violente per esercitare il potere sul territorio e non concedere spazio ai rivali. Sono questi i due volti dell’indagine, coordinata dalla Dda di Milano, che ha portato a 49 misure cautelari eseguite dalla squadra Mobile guidata da Marco Calì. Nei confronti degli arrestati pendono 93 capi di imputazione tra cui l’associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi e intestazione fittizia di beni.

A capo della locale di ‘ndrangheta di Rho (Milano) risulterebbe Gaetano Bandiera, già condannato nell’operazione Infinito, e di nuovo ai vertici dopo aver espiato la sua pena. In manette tre destinatari del reddito di cittadinanza, ma anche cinque donne, tra cui una ritenuta a capo dell’associazione, “braccio destro” di Christian Bandiera, figlio del boss. Un gruppo con una forte “violenza intimidatoria”, ma capace di mostrare anche “la vocazione imprenditoriale infiltrandosi nel tessuto economico” attraverso la gestione di locali e l’acquisto di immobili intestati a prestanome, spiega il procuratore capo di Milano Marcello Viola. Un’associazione che ha il pieno controllo di Rho e che attraverso il controllo delle piazze di spaccio mostra il suo “apparato militare e smentisce l’ossimoro di mafia silente” sottolinea Alessandra Dolci procuratore aggiunto della Dda.

Dalla testa di maiale lasciata come intimidazione al ‘ti ammazzo di botte’, fino alla richiesta di pizzo ai commercianti emerge “un controllo a tappeto del territorio” che si riassume nella frase pronunciata da Gaetano Bandiera: “la legge è tornata, la ndrangheta è tornata a Rho”. Non solo “atti simbolici” ma anche vere aggressioni. Almeno una quindicina le vittime di estorsioni e minacce che non hanno denunciato per paura. “La gente normale si rivolgeva a loro per chiedere la risoluzione di beghe condominiali o il furto di una bici. Il mafioso – spiega in conferenza stampa il pm Alessandra Cerreti – era visto come punto di riferimento, non siamo a Platì ma a Milano”.