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Migranti, marittimista Loffreda: “Ocean Viking in Italia rischiava il fermo, è supply vessel”

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Roma, 17 nov. (Adnkronos) – La scelta della nave ong Ocean Viking di dirigersi “autonomamente verso le coste francesi” “senza fornire alcuna comunicazione né all’Italia né a Malta”, come riferito nell’informativa urgente del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sollecita due considerazioni: “La nave in Italia rischiava di subire contestazioni conseguenti al non aver rispettato il Codice di condotta italiano firmato dall’armatore Sos Mediterranee nel 2017 relativamente al mancato rispetto delle condizioni in cui il Sar si sarebbe dovuto svolgere e di essere sottoposta a ispezione e fermo nel primo porto di sbarco italiano anche per le sue (eventuali, presunte) precarie condizioni tecniche a bordo, come riconosciuto possibile dalla Corte di Giustizia dell’Ue con le sentenze riunite C-14/21 e C-15/21 dato che, essendo classificata come ‘supply vessel’, non è autorizzata ad effettuare operazioni di traffico passeggeri migranti fuori dai casi Sar (Search and rescue – ndr) “. A rilevarlo all’Adnkronos è Giuseppe Loffreda, ex partner Gianni & Origoni, tra i migliori marittimisti italiani degli ultimi anni, che afferma: “L’Informativa del ministro Piantedosi conferma che il Governo ha agito in modo corretto su tutta la linea e nel pieno rispetto della normativa nazionale ed internazionale applicabile. Si evince infatti che le navi hanno fatto trasbordi in mare di migranti, quindi, non essendoci stato Search and rescue (Sar) e non essendoci naufraghi è irrilevante parlare di Place of safety (Pos). In poche parole: No Sar, no naufraghi, no Pos”.

Loffreda sottolinea: “Secondo l’Informativa gli interventi sono avvenuti in aree Sar maltese e libica, e nessuno di essi è stato coordinato dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano, né di altri Paesi. Pertanto trattavasi di traffico di migranti e non di operazioni Sar, fuori dal campo di applicazione della normativa internazionale applicabile – rileva – Nave non autorizzata, quindi, a chiedere un Pos e tanto meno a dirigersi verso un Pos italiano. Il Pos poteva semmai – commenta il marittimista – essere la nave stessa e doveva applicarsi la legge di bandiera. Sul punto, l’informativa conferma che le ‘Linee guida’ dell’Imo, organizzazione internazionale marittima onusiana, affermano che le navi ‘possano essere considerate Luoghi Sicuri Temporanei qualora esse siano in grado di ospitare in sicurezza i sopravvissuti’. Viene quindi in questione, in base alla Convenzione Unclos e alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, la responsabilità degli Stati di bandiera, sia ai fini della tutela dei diritti fondamentali delle persone salvate, sia ai fini dell’individuazione di un appropriato Pos”.

“Quanto ai fatti relativi alle navi Ong – prosegue l’esperto – l’informativa riferisce che gli interventi sono stati condotti dalle navi Ong Humanity 1, Geo Barents, Rise Above e Ocean Viking, tutti in aree Sar non italiane, e precisamente maltese e libica, e che nessuno di essi è stato coordinato dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano, né di altri Paesi. La nota conferma altresì che la condotta delle navi non era in linea con lo spirito delle norme europee e italiane in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale, e che i decreti del 4 novembre hanno fatto seguito all’ingresso illegale delle navi (Humanity 1, Geo Barents, Rise Above) in acque territoriali nazionali, adottati, sulla base dell’art. 1, comma 2, del decreto legge n. 130/2020, vietando alle navi stesse di sostare nelle acque territoriali nazionali oltre il termine necessario ad assicurare le operazioni di soccorso delle persone fragili che si trovavano a bordo. Tutti – conclude – sono stati soccorsi e sbarcati per motivi di salute”. (di Roberta Lanzara)