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Malattie rare, Bartuli (Bambino Gesù): “Fondamentale fare diagnosi in tempi certi”

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Roma, 16 nov. (Adnkronos Salute) – I genitori con bambini con malattie di difficile diagnosi perché rare o non note “fanno sempre tre domande: cos’ha mio figlio? Si può curare? E quale sarà il suo futuro?. Per rispondere a queste domande bisogna avere la diagnosi. L’utilizzo di tutte le tecniche a disposizione per dare diagnosi alle famiglie in tempi certi è fondamentale” perché “il costo di un ritardo diagnostico è spaventoso non solo per una questione economica ma anche in termini di impatto emotivo per la famiglia. Sugli esami genetici bisogna dare a tutte le famiglie un contratto chiaro con indicato cosa fai, con che prospettive e in che tempi. Il consenso informato non può non avere queste informazioni”. Così Andrea Bartuli, responsabile Uo Malattie rare e Genetica medica, ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, intervenendo oggi al convegno digital ‘Verso un Piano nazionale per la medicina di precisione: malattie rare laboratorio delle scienze omiche”.

Il convegno è organizzato da Omar (Osservatorio malattie rare), ospedale pediatrico Bambino Gesù e Orphanet Italia, con il patrocinio di Società italiana di bioinformatica (Bits), Fondazione Hopen Onlus, Sibioc (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica – Medicina di laboratorio) e con il contributo non condizionante di JuliaOmix™ di GenomeUp, Roche Diagnostics e Thermo Fisher Scientific. I genitori arrivano da “un’odissea. Se le famiglie girano da molto – continua Bartuli – significa che non è ben chiaro il problema genetico implicato. Quando le condizioni hanno un andamento clinico evidente che ci permette di evidenziale subito i geni coinvolti, si può fare la ricerca genomica, ma quando non c’è un’ipotesi diagnostica chiara o quando l’ipotesi diagnostica non è confermata, si deve fare l’analisi dell’esoma (Wes)”.

Le tecniche di sequenziamento di nuova generazione (Ngs) comprendono una serie di approcci complementari: l’analisi dell’esoma (Wes), che analizza la parte codificante del genoma; il sequenziamento del genoma (Wgs), che analizza anche le regioni non codificanti; l’analisi del trascrittoma (Ts), che individua eventi che impattano sull’espressione genica in termini quantitativi e qualitativi; l’analisi del metiloma, che consente di validare funzionalmente le varianti genomiche di incerto significato. La Wes, in minor misura, la Wgs sono entrate nella pratica clinica di numerosi Paesi, a supporto soprattutto della diagnosi dei malati rari e della stratificazione dei pazienti affetti da malattie oncologiche.

“Se non c’è un’ipotesi chiara – sottolinea Bartuli – serve l’analisi dell’esoma e servono laboratori competenti, con esperienza e grossa mole di attività perchè sono tecniche ormai crollate come costi, ma che per essere sostenibili devono essere in centri di capacità diagnostica. In un Sistema nazionale come il nostro, multiregionale, è impensabile che ci sia in ogni regione ci siano centro del genere. Per le malattie rare deve esserci un progetto nazionale che superi la logica regionale, come per i tumori o per i trapianti”. A tale proposito “l’intervento della Società di genomica umana ai tavoli del ministero – osserva l’esperto – e una mappa disegnata insieme che definisca questi aspetti sia indispensabile per dare dignità a condizioni che determinano una bassa qualità di vita nei bambini e uno spaventoso impatto sociale nelle famiglie e anche per contenere i costi a livello nazionale. Bisogna evitare di ripetere indagini con perdita di tempo e denaro, quando basta un’indagine esomica che può dare risposte”.

Non tutte le mutazioni sono note. “Nella ricerca e diagnostica abbiamo un continuo sequenziamento di piccoli pazienti che hanno malattie di immunodeficienza”, aggiunge, nel suo intervento, Dejan Lazarevic, Coordinatore del Genomics lab, Omics Sciences, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. “La scoperta delle mutazioni in questi pazienti – continua – permette l‘applicazione della terapia genica che potrebbe risollevare la questione. Il sequenziamento va bene quando si cerca una mutazione nota, ma quando ci sono mutazioni non note si deve passare a una serie di valutazioni che richiedono uno sforzo importante da parte della ricerca di base per dimostrare che la variante è effettivamente la causa della patologia”.

Le tecniche Ngs, i cui costi e tempi negli ultimi 20 anni si sono ridotti di oltre 200mila volte, si sono dimostrati utili non solo in diagnosi, ma anche per beneficiare di trattamenti mirati e terapie di precisione su bersagli molecolari. Le evidenze di costo-efficacia nei malati rari, ne giustificano l’impiego come test di prima scelta nei pazienti senza diagnosi. La Wes risolve dal 30 al 60% il problema dei pazienti senza diagnosi. L’impegno italiano per la genomica si fonda sulle ‘Linee di indirizzo per la genomica in sanità pubblica’ del 2013 e sul ‘Piano per l’innovazione del sistema sanitario basata sulle scienze-omiche’ del 2018. Nel 2020, è stato elaborato un documento dal gruppo di lavoro della Sezione I del Consiglio superiore di sanità (Css). Tra le raccomandazioni ci sono: l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del sequenziamento Wes come indagine di prima scelta o come approfondimento diagnostico, soprattutto nelle malattie rare, nelle malattie oncologiche e nello studio del microbioma; la creazione di una rete nazionale di strutture specializzate e certificate; la creazione di sinergie tra questi e i centri di ricerca e, infine, la promozione di un Piano nazionale per la medicina di precisione.