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Dormitzer (Gsk): “Vaccino anti-Herpes Zoster modello per altre infezioni”

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Roma, 21 ott. (Adnkronos Salute) – “Considerando l’invecchiamento della popolazione”, il vaccino ricombinante contro l’Herpes Zoster “è un modello di applicazione della ricerca scientifica non solo per questa malattia, ma anche per altri vaccini, perché funziona riattivando l’immunità, che declina con gli anni” o a causa di patologie o trattamenti. “A differenza di altri che facilitano l’ingresso dell’antigene nelle cellule, questo vaccino funziona con un meccanismo diverso perché l’adiuvante favorisce la risposta immunitaria”. Così Phil Dormitzer, medical doctor, Phd, Global Head of Vaccines R&D, Gsk, incontrando oggi la stampa internazionale per la presentazione dei dati intermedi dello studio Zoster-049 che mostrano un’efficacia superiore all’80% nel proteggere gli over 50, almeno per 10 anni, contro la malattia nota come Fuoco di Sant’Antonio, dopo la vaccinazione iniziale.

Lo studio, che ha coinvolto quasi 7.500 persone di 18 Paesi, tra cui l’Italia, è stato presentato in America, nel corso della settimana delle malattie infettive (IDWeek-Infectious diseases Week) e sarà pubblicato il 23 ottobre nell’Open Forum Infectious Diseases (Ofid), rivista dell’Associazione americana delle malattie infettive (Idsa).

L’Herpes Zoster è causato dalla riattivazione del virus che causa la varicella (Varicella Zoster) e che, dopo il rush cutaneo, resta silente nelle terminazioni nervose. Con l’età, dopo i 50 anni, il sistema immunitario diventa meno efficace e aumenta quindi il rischio che il virus si riattivi e sviluppi il Fuoco di Sant’Antonio. La malattia causare un dolore molto intenso, urticante che, nel 30% dei casi, dopo che l’eruzione cutanea, con cui si manifesta, è svanita, può durare mesi o addirittura anni (nevralgia post-erpetica) con impatti pesanti sulla qualità della vita.

“Il 90% delle persone anziane ha avuto l’infezione da varicella – precisa Leonard Friedland, Vice President, Director Scientific Affairs and Public Health, Vaccines, Gsk -. Con l’età, per il declino l’immunità, 1 over 50 su 3 può sviluppare la malattia. Il vaccino, può evitare per anni, almeno 10, non solo la malattia, ma anche le sue conseguenze, come il dolore post erpetico debilitante, per anni”.

Il vaccino ricombinante contro zoster (Rzv) è il primo approvato per la prevenzione dell’Herpes Zoster ad associare un antigene non vivo con l’adiuvante di Gsk. “E’ il primo vaccino per un’infezione che lavora impedendo che un virus, che già abbiamo, si riattivi – spiega, nel suo intervento, Javier Diez-Domingo, principal investigator dello studio Zoe 049 – Non previene l’infezione, ma aiuta il corpo a evitare che si riattivi e produca la malattia. È un concetto nuovo”. Inoltre “è il primo vaccino per adulti e anziani che è efficace per così tanto tempo”. Sull’aspetto dell’efficacia, “come medico – sottolinea Wayne Ghesquiere, principal investigator dello studio Zoe 049 – dire che non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza si mantengono non per 2, ma per 10 anni, è molto importante: non molti studi hanno questi dati che rassicurano il medico, ma anche il paziente”. A tale proposito, lo studio procederà fino a 12-15 anni.

Nell’Unione europea, il vaccino ricombinante è indicato per la prevenzione dell’Herpes Zoster e, in alcuni paesi, per la nevralgia post-erpetica, per gli adulti di età pari o superiore a 50 anni. È l’unico contro l’infezione erpetica approvato per la popolazione di pazienti a rischio a partire dai 18 anni e al di sotto dei 50 anni di età. In Italia, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 ha introdotto l’anti Herpes Zoster nel calendario vaccinale per la coorte dei 65enni e dai 50 anni in presenza di patologie quali: diabete mellito, patologia cardiovascolare e Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva), cancro, candidati al trattamento con terapia immunosoppressiva (come le malattie reumatiche), pazienti con fattori che aumentano il rischio di sviluppare l’infezione o che ne aggravano il quadro sintomatologico

Il nuovo vaccino ricombinante adiuvato – si è ricordato nell’incontro – ha un’efficacia intorno al 97% nei cinquantenni e pari al 91% nelle persone ultrasettantenni, efficacia che persiste oltre l’80% anche nei 10 anni successivi. Tra gli altri vantaggi vi è inoltre la possibilità di usarlo in soggetti precedentemente vaccinati con quello vivo attenuato, di co-somministrarlo con alcuni vaccini, compreso quello anti-influenzale inattivato non adiuvato, e anche con l’anti-Covid-19. Tale aspetto è particolarmente importante perché, ricorda Diez-Domingo, “ci sono 2 studi che mostrano come Covid 19 abbia aumentato del 20% il rischio di Herpes Zoster a causa del calo dell’immunità” indotta dal Sars-Cov2. “Dovremmo essere più attenti a raccomandare questo vaccino”, conclude.