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**Festa Roma: ‘Educazione Fisica’, il drama-thriller dove i genitori si fanno ‘branco’**

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Roma, 21 ott. (Adnkronos) – “E’ stato un pugno allo stomaco leggere certe cose e poi metterle in scena. I personaggi superano il limite della decenza. Quanto accade nel film è poi quello che accade nella società, di non rispettare le istituzioni e trasformare la vittima in carnefice, solo che nella realtà un po’ è sempre velato da perbenismo ed educazione”. Le parole dell’attrice Raffaella Rea all’Adnkronos spiegano perfettamente il senso di ‘Educazione Fisica’, il secondo lavoro per il cinema di Stefano Cipani tratto dal testo teatrale ‘La palestra’ (2013) di Giorgio Scianna, con sceneggiatura di Damiano e Fabio D’Innocenzo.

Presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, il film racconta la storia di un gruppo di genitori convocati dal preside nella palestra di una scuola media di una piccola provincia. I loro tre figli sembrano avere la colpa di un brutto fatto, avvenuto tra le mura scolastiche. Per i genitori è difficile credere e di conseguenza accettare la responsabilità dei propri figli. La palestra diventa così una sorta di tribunale dove discutere dell’accaduto, innescando una sorta di difesa e accusa che trasformerà in breve questo incontro preside-alunni-genitori in un processo feroce nel tentativo di smentire e nascondere la verità. Nel ruolo dei genitori Claudio Santamaria, Sergio Rubini, Raffaella Rea e Angela Finocchiaro, mentre la preside dell’istituto è interpretata magistralmente da Giovanna Mezzogiorno.

“La trasformazione dei personaggi, bestiale e animalesca, è fondamentale per dare forza e potenza alla storia -spiega la Rea, che nel film è Carmen, la mamma di uno dei ragazzi responsabili- L’animale dell’uno richiama l’animale dell’altro, questo ha a che fare con il branco”. Atmosfere curate, eleganti, con una fotografia che richiama i cartoon degli anni ’70. “E’ l’unica indicazione che ho dato al bravissimo direttore della fotografia (Fabio Cianchetti, ndr) -conferma il regista Cipani- quella di ispirarsi ai cartoni animati anni ’70, sullo stile dei cromatismi di Ralph Bakshi (‘American Pop’, ‘Il Signore degli Anelli’, ndr)”.

I tre atti sono dettati dai movimenti di macchina, il primo più statico, poi più movimentato per poi ritornare statico. “Il montaggio è di Jacopo Quadri, un maestro -aggiunge il regista- Abbiamo optato per un montaggio molto democratico con tutti i personaggi sempre in scena. Questo può creare frustrazioni negli attori, che però in realtà hanno sempre delle microintenzioni che sono fondamentali nel racconto, dove niente è come sembra”.

Il personaggio di Sergio Rubini, che da’ il volto al padre di un ragazzo di colore adottato, è la figura chiave per il finale del racconto. “Un uomo mite che lavora al pronto soccorso -spiega Rubini all’Adnkronos- Sposato con una donna con la quale forma una coppia progressista, più aperta, sono dunque quelli che più di tutti dovrebbero comprendere. E invece, il mio personaggio diventa il più stratega, e trasforma la sua timidezza in scientificità. Sembra un perdente, riesce invece a trovare in qualche modo una quadra pur di salvare il figlio, che resta l’obiettivo primario fin dal primo momento di questi genitori”. Il film uscirà in sala prossimamente distribuito da 01 Distribution.

(di Ilaria Floris)