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Papa: ‘no a stereotipi negativi o avremo il Nobel della negatività’

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Città del Vaticano, 19 ott. (Adnkronos) – Impariamo a discernere quel che ci accade dentro, o rischiamo di “ritrovarci imprigionati da pensieri che ci allontanano da noi stessi, messaggi stereotipati che ci fanno del male: “io non valgo niente”, “a me tutto va male”, “non realizzerò mai nulla di buono”, e così via”. Lo ha ammonito il Papa nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro. “Leggere la propria storia – ha ricordato Bergoglio nel corso della catechesi – significa anche riconoscere la presenza di questi elementi “tossici”, ma per poi allargare la trama del nostro racconto, imparando a notare altre cose, rendendolo più ricco, più rispettoso della complessità, riuscendo anche a cogliere i modi discreti con cui Dio agisce nella nostra vita”.

Il Pontefice, a braccio, ha raccontato un aneddoto chiarificatore del messaggio: “Conobbi una persona che chi lo conosceva diceva che meritava il Nobel alla negatività: sempre cercava di buttarsi giù. Amareggiato, eppure aveva tante qualità. Poi ha trovato una persona che lo ha aiutato e accanto al negativo trovava anche le cose buone”. Da qui il monito ad imparare a ” leggere la propria vita: leggiamo cose non buone ma anche le cose buone della nostra vita”.

“Il racconto delle vicende della nostra vita – ha osservato ancora- consente anche di cogliere sfumature e dettagli importanti, che possono rivelarsi aiuti preziosi fino a quel momento rimasti nascosti. Una lettura, un servizio, un incontro, a prima vista ritenuti cose di poca importanza, nel tempo successivo trasmettono una pace interiore, trasmettono la gioia di vivere e suggeriscono ulteriori iniziative di bene”.

Dunque, ha sottolineato il Papa: “Fermarsi e riconoscere questo è indispensabile per il discernimento, è un lavoro di raccolta di quelle perle preziose e nascoste che il Signore ha disseminato nel nostro terreno. Il bene è nascosto, silenzioso, richiede uno scavo lento e continuo. Perché lo stile di Dio è discreto, non si impone; è come l’aria che respiriamo, non la vediamo ma ci fa vivere, e ce ne accorgiamo solo quando ci viene a mancare. Abituarsi a rileggere la propria vita educa lo sguardo, lo affina, consente di notare i piccoli miracoli che il buon Dio compie per noi ogni giorno”. Infine, il Consiglio finale: “Chiediamoci a fine giornata: ‘ cosa è successo nel mio cuore?’ Non è la contabilità dei peccati, e’ imparare a discernere cosa accade dentro di noi”.