Milano: faida trapper, gip ‘non chiaro motivo rissa, nessuno ha negato presenza’
Milano, 14 ott. (Adnkronos) – Nessuno degli arrestati ha negato di essere presente alla rissa armata avvenuta tra il 2 e il 3 luglio scorso in via Alessio di Tocqueville a Milano, che ha portato all’arresto di 11 persone tra cui i trapper Simba La Rue e Baby Gang, così confermando la correttezza di quanto ricostruito nell’indagine del pm Francesca Crupi, ma i motivi dell’aggressione non sono ancora noti. E’ quanto emerge nel provvedimento con cui il gip Guido Salvini concede i domiciliari (per motivi di salute) a Simba La Rue e ad altri due dei nove maggiorenni finiti in manette la scorsa settimana.
Nel corso degli interrogatori gli indagati, ripresi dalle telecamere presenti nella zona della movida, “pur ammettendo sostanzialmente la loro partecipazione alla rissa, si sono sottratti a ogni domanda e contestazione in merito alla dinamica dell’episodio e ai singoli comportamenti assunti decidendo tutti di rendere solo spontanee dichiarazioni” a eccezione di Ndiaga Faye – indicato anche dai filmati come colui che aveva sparato e ferito i due senegalesi -, il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Nessun elemento di chiarezza” è emerso in merito all’arma usata quella notte: se quella sequestrata a Simba La Rue nel luglio 2022, quella sequestrata a Baby Gang al momento dell’arresto oppure una terza, tanto è vero “che sono in corso accertamenti tecnico- scientifici di carattere comparativo con i bossoli rinvenuti a terra la notte del 4 luglio”.
Per il gip “Non sono nemmeno definite le origini dello scontro in quanto. in alternativa alle motivazioni esposte nell’ordinanza di custodia cautelare, alcuni degli indagati hanno fatto riferimento ad inneschi dello scontro del tutto implausibili”. Ad esempio, uno dei due senegalesi si sarebbe avvicinato a Baby Gang con l’intenzione di strappargli alcune delle collane d’oro che indossava, “versione che non tiene conto del fatto che in quel momento il senegalese non era nemmeno munito della pistola scacciacani mentre Baby Gang si trovava insieme a molti altri giovani del suo gruppo compresi i ‘guardaspalle’, circostanza che rende assurda l’ipotesi di una tentata rapina”. Un altro indagato fa riferimento alla volontà del senegalese di fotografare Baby Gang, “da questi rifiutata, situazione che non emerge in alcun modo dai fotogrammi”.
