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**Governo: il congedo di Draghi, ‘esecutivi passano ma Italia resta’**

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Roma, 10 ott. (Adnkronos) – E’ un congedo, la chiusura di un cerchio, la parola fine suggellata da un sorriso che vuole lasciarsi alle spalle divisioni, frizioni e un finale che lascia a molti, nelle file del governo, l’amaro in bocca. Mario Draghi saluta i suoi ministri al termine di un Cdm -potrebbe essere l’ultimo, anche se non è esclusa una nuova riunione su provvedimenti in scadenza- che ha giocato di anticipo sul Documento programmatico di bilancio: molti erano pronti a scommettere che il Dpb sarebbe arrivato in ritardo a Bruxelles, ben oltre la scadenza del 15 ottobre. E invece l’Italia ha fatto i compiti a casa, il file è già stato spedito, proprio in queste ore, all’Europa, e il premier ringrazia i ministri uno a uno, dopo un brindisi e una foto ricordo sullo ‘scalone’ di Palazzo Chigi.

C’è chi lo descrive sollevato, chi invece lo ha visto commosso. Ma il messaggio che ama ripetere in queste settimane e che non poteva mancare oggi è di una ‘staffetta’ ordinata con l’esecutivo che arriverà, per il bene dell’Italia e degli italiani. Perché “i governi passano, l’Italia resta”, ha scandito Draghi congedandosi dai suoi.

“Voglio ringraziare tutti voi per il lavoro che avete svolto in questo anno e mezzo. Avete fronteggiato una pandemia, una crisi economica, una crisi energetica, il ritorno della guerra in Europa. Avete organizzato la campagna vaccinale, scritto e avviato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato un numero enorme di misure di sostegno economico. Dall’organizzazione dei vertici G20 al sostegno immediato e convinto all’Ucraina, avete reso l’Italia protagonista in Europa e nel mondo”, ha esordito. Per un attimo tutti tornano al febbraio 2021, quando Sergio Mattarella decise di affidare il testimone scomodo della campagna vaccinale da raccogliere, e quello -non meno importante- del Next Generation Eu, a Mario Draghi, per gli americani ‘the unitalian’ proprio per quel sembrare, quanto meno ai loro occhi, così poco italiano.

Durante il brindisi -con spumante rigorosamente italiano- i 20 mesi che hanno visto Draghi a Palazzo Chigi tornano alla memoria di tutti i presenti. Dalle nomine di governo gestite pressoché in solitaria -ma sotto la guida attenta del Colle- alla campagna vaccinale affidata al generale degli Alpini Figliuolo, dal braccio di ferro con le farmaceutiche sui vaccini al lavoro di mediazione, costante, in un governo abitato da anime così diverse, dal sostegno incondizionato all’Ucraina al viaggio in treno a Kiev, al fianco di Emmanuel Macron e il Cancelliere tedisco Olaf Scholtz. Sullo sfondo la politica sacrificata all’altare dell’unità nazionale, con divisioni immancabili tanto più di fronte alla corsa inarrestabile di una forza politica -l’unica rimasta fuori dal governo- che è poi diventata prima in Italia, Fdi guidata da Giorgia Meloni.

Ma nei titoli di coda di questi 20 mesi non c’è spazio per le divisioni, Draghi brinda al merito “del vostro entusiasmo, della vostra professionalità, del vostro spirito di collaborazione – tra voi, con gli altri organi dello Stato, con gli enti territoriali. L’unità nazionale è, per forza di cose, un’esperienza eccezionale, che avviene soltanto nei momenti di crisi profonda. Mantenerla, come avete fatto, per molti mesi, richiede maturità, senso dello Stato, e anche un bel po’ di pazienza”.

“I cittadini si aspettavano molto da voi e voi li avete serviti al meglio – è il riconoscimento che Draghi tributa ai suoi ministri – Potete essere orgogliosi di quanto fatto, dei risultati che avete raggiunto, dei progetti che avete avviato e che altri sapranno completare”. Già alle spalle le polemiche degli ultimi giorni sul Pnrr. Quel che conta, ora, è servire il Paese e farlo al meglio, il messaggio che l’ex numero della Bce vuole lasciare alla sua squadra. “Tra qualche settimana, su questi banchi siederà il nuovo esecutivo, espressione del risultato delle elezioni che si sono appena tenute. Vi rinnovo l’invito ad agevolare una transizione ordinata, che permetta a chi verrà di mettersi al lavoro da subito. Lo dobbiamo alle istituzioni di cui abbiamo fatto parte, ma soprattutto lo dobbiamo ai cittadini”. Perché “i governi passano, l’Italia resta”.