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**Energia: Ghezzi (Anef), ‘impianti sciistici non devono chiudere, governo non ci dimentichi’**

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Milano, 10 ott.(Adnkronos) – “Le nostre aziende sono energivore; l’esplosione dei costi energetici rischia di mettere a rischio le realtà più piccole. Servono interventi di tipo strutturale. E soprattutto che il governo che verrà non si dimentichi di noi. Perché a rimetterci sarebbero intere comunità di montagna”. A parlare all’Adnkronos è Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, associazione aderente a Confindustria che rappresenta circa il 90% del volume d’affari delle aziende italiane operanti nel settore degli impianti a fune, pari a oltre 1.500 impianti che danno lavoro in maniera diretta a decine di migliaia di persone, tra contratti fissi e stagionali.

La crisi energetica e il caro bollette rappresentano un grosso ostacolo per le aziende del settore, specie se si considera che gli impianti di risalita sono ad azionamento elettrico, così come i generatori per la produzione di neve.

L’energia, secondo le rilevazioni di Anef, passerà a pesare dal 10 al 30% nei bilanci degli imprenditori funiviari, mettendo sotto pressione molte aziende, schiacciate da costi fissi estremamente rigidi: “Quello della produzione della neve è il tema più delicato”, conferma la presidente di Anef. Perché “per produrla ci vuole veramente tanta energia e le società più piccole, che lavorano prevalentemente nel weekend, rischiano di gettare la spugna e arrendersi. Come è successo alla Panarotta”. Il riferimento è agli impianti della società operante in Valsugana che qualche giorno fa ha annunciato la decisione di non riaprire gli impianti per la stagione invernale 2022, proprio a causa del forte aumento dei costi energetici.

Tra le realtà più a rischio, puntualizza Ghezzi, vi sarebbero le località dove si pratica “sci a bassa quota, in zona prealpina, piuttosto che alpina”, mentre “per i grossi comprensori sciistici, con una grande capacità alberghiera, dove arrivano i turisti che fanno la settimana bianca”, le riaperture sembrerebbero essere certe: “Quelli -dice la presidente Anef-magari si mangeranno tutti i margini, ma l’apertura cercheranno comunque di garantirla”. Del resto, “nel 2020 e 2021 una chiusura c’è già stata e non vogliamo più ripeterla. Chi arriva a dire ‘chiudo’, però, è perché proprio non ce la fa. Ed è principalmente per loro che occorre intervenire”.

Principalmente, sottolinea Ghezzi, ma non solo: “In occasione della nostra assemblea, a metà settembre, avevamo presentato un manifesto per la montagna indirizzato a tutte le forze politiche; in questo documento si parlava dell’energia, che non è un problema che riguarda solo noi, ma coinvolge tutti, comprese le famiglie”.

“Ora -conclude- l’auspicio è che il nuovo governo nasca presto e ci tenga in considerazione. Ciò che chiediamo in particolare sono interventi di tipo strutturale, a livello nazionale ed anche europeo, non ‘mancette’ perché con quelle non si va lontano. Soprattutto chiediamo di non essere dimenticati perché l’eventuale chiusura di un impianto non resterebbe limitata a sé stessa, ma coinvolgerebbe tutta la filiera che è composta da professionisti, attività collaterali, alberghi, aziende e molte altre figure che danno vita a intere comunità di montagna. Ed è proprio per questo che riteniamo sia necessario che questo settore venga sostenuto e continui a poter lavorare”.