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Marmolada: sopravvissuta, ‘colpa del destino, tornerò in cima dove è rimasto il mio cuore’

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Milano, 20 ago. (Adnkronos) – Le fratture guariscono lentamente, ma il cuore fatica di più. Sfogliare le foto, rivedersi abbracciati e felici, è insieme dolore e terapia. Non c’è giorno, da quando ha riaperto gli occhi dopo la valanga del 3 luglio scorso sulla Marmolada, che Alessandra De Camilli non dedichi una foto, un pensiero, una canzone al suo compagno Tommaso Carollo, una delle 11 vittime della regina delle Dolomiti. Una piccola finestra social che restituisce, solo in minima parte, la fatica di rimettersi in piedi, psicologicamente e fisicamente.

La 51enne architetto di Schio (Vicenza) è tornata a casa, dopo gli interventi e il ricovero in ospedale, ma la guarigione resta lontana. Quella valanga di pietre e ghiaccio le ha fratturato il bacino, alcune costole e delle vertebre costringendola così a indossare un busto, la frattura al piedi ha richiesto una complessa operazione chirurgica, nel braccio invece è stato necessario inserire una placca e il ginocchio continua a fare male. Gli arti richiedono una lunga riabilitazione, impossibile per ora anche solo reggersi in piedi. Eppure quel dolore non le impedisce di ringraziare Tommaso, che su quella montagna l’ha protetta fino alla fine, e di sognare di ritornare su quelle cime che le hanno tolto l’amore della sua vita. “Tornerò in montagna appena riuscirò a camminare di nuovo, certo che tornerò sulla Marmolada. Il mio cuore è rimasto li. Lui, per me, è li” dice senza esitazione.

“È il posto che più amava, è come si immaginava lui il Paradiso. E ho ricordi bellissimi lì. E non è colpa della montagna ciò che è successo, ma del destino, di un brutto destino”. Un evento imprevedibile, anche secondo la maggior parte degli esperti, che ha stroncato 11 vite. “Ora quando vedo le foto delle vette e delle montagne, fa male, perché so che Tommaso non può più viverle e io non potrò più viverle con lui. E’ come se facesse parte di tutto, se ogni cosa mi riportasse a lui. E’ ovunque, ma non è qui”. Se il non aver sprecato neppure un minuto è una magra consolazione, se resta “l’onore di poter essere stata con Tommaso anche l’ultimo attimo della sua vita, sono arrabbiata perché io e lui ci meritavamo più tempo. Ora c’è un vuoto – scrive Alessandra – che resterà sempre il posto che aveva lui”.