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Crisi governo, oggi nuova riunione M5S. Lega-Fi liquidano i 5 Stelle

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Roma, 15 lug. (Adnkronos) – Il Consiglio nazionale del M5S con il leader Giuseppe Conte, inizialmente previsto per ieri sera, tornerà a riunirsi questa mattina alle 10. Dietro la decisione, la volontà di coinvolgere tutti i membri dell’organismo pentastellato, visto che ieri sera ci sarebbero state delle assenze, compresa quella del capodelegazione al governo, Stefano Patuanelli.

Una linea intanto sarebbe emersa nel confronto tra il leader del M5S Giuseppe Conte e i tre ministri pentastellati, Stefano Patuanelli, Federico D’Incà, Fabiana Dadone: confermare che, in caso Draghi dovesse chiedere un voto di fiducia alle Camera mercoledì, il M5S voterà a favore, perché sul dl aiuti l’Aventino era legato a doppio filo alla norma sull’inceneritore a Roma. Sulla fiducia, il sostegno del Movimento deve esserci.

La fiducia, ha esordito il capodelegazione Patuanelli, va votata se ci sarà una verifica di maggioranza. Sulla stessa linea d’onda Dadone, che è sempre stata favorevole alla linea ‘governista’. Ma dei tre, racconta l’Adnkronos, è stato il titolare dei Rapporti col Parlamento Federico D’Incà il più duro. Mettendo in discussione, come già nel Consiglio nazionale di ieri, la scelta dell’Aventino parlamentare. Che, a suo dire, “rischia di mettere in crisi il Paese in un momento delicatissimo”, non nascondendo le sue preoccupazioni “per gli obiettivi europei che abbiamo davanti e che non possiamo mancare. Non si capisce il senso di questa decisione ora, dopo aver consegnato a Draghi dei punti che dovevano anche essere recepiti nel prossimo decreto di 15 miliardi” al centro del confronto con le parti sociali e atteso per la fine del mese.

Conte non avrebbe chiesto dimissioni anticipate alla delegazione di governo, ma, riportano le stesse fonti, le avrebbe sì sondate su questa opzione, non eliminandola dunque dal tavolo. Ma al netto dell’incontro di questa mattina, emerge con chiarezza nelle ultime ore la volontà di un cambio di rotta -linea dura sulla fiducia, no a Draghi a prescindere- spinta soprattutto dal timore che l’elettorato possa non capire il doppio passo sulla fiducia: prima no e poi si. Ecco perché l’unica via di fuga -al vaglio dei vertici M5S- potrebbe essere quella di sottoporre la questione al voto della base.

Lega-Fi liquidano i 5 Stelle – Silvio Berlusconi è in Sardegna dove sta seguendo la crisi del governo Draghi in stretto contatto con il numero due di Fi, Antonio Tajani, e la senatrice Licia Ronzulli, responsabile nazionale del partito dei rapporti con gli alleati. Il Cav oggi ha sentito Matteo Salvini e poi Lorenzo Cesa per fare il punto della situazione per ribadire l’importanza in un momento come questo di una coalizione unita, soprattutto in vista di elezioni anticipate. Il voto non spaventa, anzi. Lega e Fi e Udc sono pronte alle urne, confortante anche dagli ultimi sondaggi.

Dal buen retiro di Villa La Certosa l’ex premier tesse la sua tela vestendo i panni del ‘federatore’: insieme a Salvini ha deciso di chiudere la porta ai Cinque stelle. Da qui la nota congiunta (”Prendiamo atto della grave crisi innescata in modo irresponsabile dai Cinquestelle ”) e il ribadire l’ok a un governo Draghi senza il Movimento cinque stelle ‘contiano’, altrimenti il centrodestra è pronto al voto per tornare a palazzo Chigi.