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Il defibrillatore arriva dal cielo. A settembre in volo drone salva-vita

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Roma, 14 lug. (Adnkronos Salute) – Si alzerà in volo a metà settembre, in Campania, per il primo test ufficiale il drone salva-vita in grado di far arrivare in tempi rapidi defibrillatori in caso di arresto cardiaco improvviso, ma anche emoderivati, farmaci, kit chirurgici in varie situazioni di emergenza e organi da trapiantare. Lo annuncia all’Adnkronos Salute Mario Balzanelli, presidente nazionale della Sis118 e ideatore e leader del progetto Seuam (Sanitary Urban Air Mobility). Progetto che, sottolinea, “si centra nella necessità assoluta di guadagnare tempo, perché il tempo è la variabile determinante che, in emergenza, fa la differenza tra la vita e la morte”.

Superata la prima prova, a metà ottobre a Roma ci sarà “la presentazione ufficiale, con il primo volo di Apteron – così si chiama il rivoluzionario drone – in uno scenario di arresto cardiaco improvviso simulato. Il defibrillatore trasportato dal drone arriverà nel giro di 3 minuti, una rivoluzione del soccorso”, spiega Balzanelli che ha ricevuto ieri dal consorzio aerospaziale Caltec di Vallata (Avellino), partner tecnico del progetto Seuam, la comunicazione a firma dell’amministratore unico, Carlo Villani Aquilino, sui tempi di operatività del progetto. Dopo il ‘roll out’ (ossia il primo decollo con spostamento in un’area controllata) di Apteron e la presentazione ufficiale, si terranno i test, con livelli di difficoltà tecnica crescenti, nei Comuni che hanno aderito alla sperimentazione: Taranto, Altomonte (Calabria), Santa Lucia di Serino e di Massa di Somma (Campania). “Seuam rimane comunque aperto a tutti gli altri Comuni che vorranno aderirvi”, aggiunge Balzanelli.

In autunno, dunque, il progetto, presentato per la prima volta a ottobre 2021, decolla e passa alla fase operativa. “Abbiamo previsto 3 diversi livelli di difficoltà. Il primo è quello in cui il drone arriva facilmente, per esempio in una piazza; il secondo è in una strada medio-grande; il terzo è rappresentato da luoghi molto difficili da raggiungere, in caso di emergenza, con i mezzi tradizionalmente usati: un vicolo, una zona molto accidentata come una gravina. In ogni Comune, quindi, testeremo il drone in scenari a livelli crescenti di difficoltà”. L’obiettivo è salvare vite intervenendo rapidamente.

Il progetto di sperimentazione prevede, appunto, l’invio di droni iperveloci da parte delle centrali operative 118, teleguidati da remoto da operatori specializzati, in situazioni a elevata criticità clinica, come arresto cardiaco, shock emorragico, gravi intossicazioni.

“Immaginiamo lo scenario di un incidente stradale – racconta Balzanelli – Arriva un’automedica del 118 e trova una persona in shock emorragico, che ha dunque bisogno di una trasfusione. Subito la centrale operativa del 118 fa decollare il drone territorialmente più vicino alla zona dell’incidente, che arriva a velocità supersonica portando al medico gli emoderivati per la trasfusione: questo significa portare viva la persona traumatizzata in sala operatoria. O ancora, pensiamo a un arresto cardiaco su una nave in cui non c’è un defibrillatore: la centrale operativa fa partire Apteron che, come un missile, porta a bordo il defibrillatore. Altrimenti la persona sarebbe spacciata”.

“La velocità – sottolinea l’esperto – è la determinante biologica che fa la differenza fra la vita e la morte. Se non si contraggono i tempi del soccorso, riducendoli in modo drastico, si è sconfitti perché la morte è un processo tempo-dipendente. L’obiettivo – rimarca – è salvare morti potenzialmente evitabili”.

Ridurre i tempi è l’obiettivo dell’utilizzo del drone che, infatti, “deve essere attivato quando ci sono ragionevoli probabilità che arrivi molto prima dei normali mezzi di soccorso impiegati – precisa Balzanelli – Faremo dei test comparati, mettendo il drone o un’automedica in competizione per valutare chi arriva prima nei vari scenari d’emergenza. Dobbiamo varare un modello che funzioni, non ha senso lanciare una novità fine a se stessa, dobbiamo garantire al cittadino che se impieghiamo della tecnologia è certamente per avere un guadagno di tempo e non certo per fare cosmesi industriale”, chiosa.

“Seuam è già oggi in grado di inaugurare una nuova dimensione della sanità e della sanità dell’emergenza, ed è grande la soddisfazione provata nell’apprendere che autorevoli interlocutori di Sis118 per il progetto Seuam stiano adesso provvedendo a replicarlo nel Lazio e nel Veneto, evidentemente avendo preso positiva nota della lungimiranza dei suoi presentatori”, conclude Balzanelli.